Su riforme istituzionali e legge elettorale ora la politica non ha più alibi

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Su riforme istituzionali e legge elettorale ora la politica non ha più alibi

06 Febbraio 2012

Tutti d’accordo a parole. Sì, certo, pronti a fare le riforme, quelle istituzionali e quella elettorale. E può darsi che i tecnicismi di un governo tecnico abbiano creato la congiuntura astrale che serviva. Ma adesso, dopo tante disponibilità bipartisan, gli alibi stanno a zero. E’ il momento dei fatti, l’ora di misurare sul campo la reale convinzione a cambiare ciò che c’è da cambiare: dall’architettura dello Stato al sistema di voto. Da oggi c’è un fatto nuovo e contingente: si apre un tavolo di confronto voluto dal Pdl con le altre forze politiche. Tutte, nessuna esclusa: da Bossi a Di Pietro, da Storace a Vendola.

E’ il partito di Alfano, dopo l’apertura – importante – di Berlusconi al dialogo col Pd a prendere l’iniziativa: da oggi a giovedì tre giorni dedicati a verificare le posizioni in campo e soprattutto a capire chi ci sta a revisionare il pacchetto delle riforme che l’Italia attende da decenni. Ultima ma non ultima, la legge elettorale. Quagliariello, La Russa e Bruno: usando un termine calcistico qualcuno nel centrodestra li ha già ribattezzati il ‘tridente d’attacco’ ma non c’è nessun intento velleitario in quello che, invece, assicurano a via dell’Umiltà sarà l’occasione per arrivare a un ragionamento comune e soprattutto organico. Perché non è solo (né può esserlo) il ‘Porcellum’, almeno non per il Pdl che nel pacchetto riforme ci mette dentro tutto con la priorità alla revisione dell’architettura dello Stato (da maggiori poteri al premier, al superamento del bicameralismo perfetto, alla revisione dei regolamenti parlamentari, alla riduzione del numero di deputati e senatori); solo dopo si può rimettere mano al sistema di voto. Nel Pd, invece, c’è qualche sfumatura diversa (si tende a considerare come ad esempio ha già dichiarato il senatore Zanda, la ‘priorità tra le priorità’), tuttavia esiste la consapevolezza che i due percorsi devono essere portati avanti insieme.

Quanto alla legge elettorale, gli aggettivi da associare al sostantivo ‘modello’ in questi giorni si sprecano: tedesco, spagnolo, ungherese, misto ispanico-tedesco. In sintesi, idee, proposte che ogni forza politica da oggi metterà nero su bianco. Con due paletti sui quali convergono più Pdl e Pd che Terzo Polo: il mantenimento dell’impianto bipolare e la garanzia di dichiarare prima del voto alleanze, programmi e candidato premier.    

Il primo partito a incontrare la delegazione Pdl a Montecitorio sarà la Lega che da Bossi in giù non ha certo gradito l’apertura del Cav. nei confronti di Bersani. E ieri sera il tema sarà stato sicuramente il piatto forte della cena ad Arcore tra il Cav. e il Senatur. A seguire il bilaterale con la delegazione del Pd.  Nel Pdl la condizione per intavolare il ragionamento è la difesa di un forte impianto bipolare e da questo punto di vista il sistema di voto spagnolo è considerato un modello più auspicabile. Non è un caso infatti che lo stesso Pdl con Giuseppe Calderisi abbia presentato alla Camera una proposta in questa direzione.

Ancora: in Spagna viene garantita maggiormente la rappresentanza dei partiti regionali rispetto ai partiti minori di rilievo nazionale. In questo si può leggere la formula che consente di tenere aperta la porta dell’alleanza con la Lega. Tuttavia alcuni esponenti pidiellini non disdegnano anche l’ipotesi di un sistema tedesco con un proporzionale basato sulle maggioranze che già esistono. Della serie: tanti voti-tanti seggi, con un soglia di sbarramento al 5 per cento. Passaggio quest’ultimo che trova d’accordo non solo Pdl e Pd ma anche Casini come ha ribadito ieri sera a Otto e Mezzo auspicando perfino un ulteriore innalzamento della soglia per evitare la frammentazione politica.  Fatto sta che oggi il Pdl avvierà le ‘consultazioni’ senza “ipotesi preconcette” come dichiarato da Alfano.

Nel Pd c’è chi opta per il tedesco e chi per un modello ungherese che prevede collegi uninominali, liste con pochi candidati bloccate dai partiti e una soglia di sbarramento al 5 per cento. Infine, chi fa il tifo per il sistema di voto tedesco è il Terzo Polo orientato a un misto tra maggioritario e proporzionale con sbarramento al 5 per cento. E’ l’idea sponsorizzata – e non da ora –  da Massimo D’Alema particolarmente attento all’ipotesi di un’alleanza coi centristi.  Fin qui le posizioni in campo. Ma in campo ci sono anche le sollecitazioni ‘alte’, a cominciare dal Colle fino ai presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini (quest’ultimo ha apprezzato l’apertura di Berlusconi al Pd). Vedremo oggi se alle parole seguiranno i fatti.

Intanto l’attivismo del Cav. non si ferma ai messaggi del fine settimana: ieri in una lunga intervista alla rivista americana “The Atlantic” è tornato a parlare del suo futuro, quello più prossimo: farà il “padre nobile” del Pdl impegnato a sostenere la leadership di Alfano. Ciò non vuol dire stare dietro le quinte, soprattutto sulla questione delle alleanze future come maliziosamente fanno notare in Transatlantico alcuni deputati del centrodestra. Guardando all’oggi, restaanzitutto da capire se il faccia a faccia serale col Senatur è servito al disgelo, da qui al 2013. Effetto neve a parte.