Sui ‘marò’ il governo Monti inizia (meglio tardi che mai) a fare sul serio

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Sui ‘marò’ il governo Monti inizia (meglio tardi che mai) a fare sul serio

08 Marzo 2012

 Dopo un lungo periodo interlocutorio, la diplomazia italiana si è finalmente attivato sotto il profilo diplomatico e politico, per riportare in patria i due marò italiani – Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – detenuti nel carcere di Trivandrum, in India.

E’ di ieri la telefonata del presidente del Consiglio Mario Monti al primo ministro indiano Manmohan Singh. Durante il colloquio, pare che il premier italiano abbia voluto sottolineare che “i due militari italiani erano impegnati in una legittima missione internazionale di contrasto alla pirateria”, ribadendo “con forza la ferma aspettativa del governo per un trattamento dei marò che rifletta pienamente il loro status”.

Al riguardo si è espresso anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per il capo dello Stato “occorre un’accorta azione sul piano giuridico e diplomatico anche perché abbiamo una magistratura indiana che opera secondo le sue regole ed in piena indipendenza”. L’inquilino del Quirinale ha inoltre aggiunto che “questo è l’unico modo per riportare a casa i ragazzi: evitare incrinature nel rapporto di reciproco rispetto tra Italia e India. Un rapporto che va riaffermato allo scopo di ottenere la migliore soluzione del caso dei nostri marò”.

Convenevoli a parte, il presidente Monti ha riaffermato il principio secondo cui la giurisdizione in materia sia solo italiana, trattandosi di un evento avvenuto in acque internazionali e di soldati all’estero, e perciò soggetti alla sola giurisdizione dello Stato d’appartenenza, affermando altresì che “ogni atteggiamento da parte indiana non pienamente in linea con il diritto internazionale rischierebbe di creare un pericoloso precedente in materia di missioni internazionali di pace e di contrasto alla pirateria”.

Da segnalare anche il coinvolgimento delle autorità europee. In particolare dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Catherine Ashton. La nave italiana Enrica Lexie, infatti, si trovava a largo delle coste indiane nell’ambito della “missione Atalanta”, sotto egida dell’Unione Europea. Si tratta di un coinvolgimento doveroso, ma tardivo.

Solamente nella giornata di oggi, ed a seguito delle sollecitazioni italiane, sono stati avviati dei contatti tra i diplomatici dell’Unione e le autorità indiane. Occorrerebbe farsi maggiormente valere in tale sede, perché l’Italia non deve tollerare una violazione così manifesta della propria sovranità: sempre in prima linea quando si tratta di fornire alle missioni  uomini e mezzi, isolamento più completo nel momento in cui vengono a presentarsi casi come quello dei marò. 

L’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, su facebookl ha voluto esprimere inequivocabilmente il suo sdegno: “I limiti del governo dei professori emergono evidenti anche in politica estera, ci fanno fare una figura da peracottai”. Aggiungendo tra l’altro, “di essere convinto che con il ministro Frattini la vicenda marò si sarebbe risolta subito e positivamente”. Maroni si fa portatore di un sentimento assai diffuso in parte dell’opinione pubblica.