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Sui poteri del premier Veltroni cerca alleati ma non è sincero

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Nell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, Walter Veltroni rivolge un appello al centrodestra perchè collabori ed approvi il pacchetto di riforme costituzionali in discussione presso la Commissione affari costituzionali della Camera tra cui, in particolare, il rafforzamento dei poteri del premier.

Questa affermazione di Veltroni è però completamente falsa, in quel testo non c’è alcun rafforzamento dei poteri del premier, ma solo un piccolo maquillage incapace di modificare la strutturale debolezza istituzionale del premier italiano.

Il testo non prevede infatti né il potere di scioglimento della Camera, come quello di cui dispone il capo dell’esecutivo nelle maggiori democrazie parlamentari (Inghilterra, Spagna, Svezia, ecc.)  né alcun altro meccanismo di stabilizzazione dell’esecutivo.

Nel testo si prevedono solo due misure che sono come l’acqua fresca. La prima è la possibilità che il premier proponga al Capo dello Stato non solo la nomina ma anche la revoca di un ministro. A parte l’assenza del potere diretto di nomina e revoca dei ministri da parte del premier, il potere di revoca serve a poco con i governi di coalizione. Per fare un esempio, il premier non potrebbe comunque revocare ministri come Mastella o Pecoraro Scanio anche se disponesse del potere di revoca, perché il governo cadrebbe un secondo dopo.       

La seconda misura è un rinvio ai regolamenti parlamentari per consentire al governo di mettere in votazione un progetto di legge entro una data determinata. Ma i regolamenti parlamentari già prevedono, di fatto, questo potere. Oggi le leggi si bloccano (anche alla Camera dove la maggioranza ha circa settanta seggi di margine) solo per la mancanza di intesa e per i veti all’interno della stessa maggioranza.

Veltroni sa benissmo le ragioni di questa inconsistenza del testo in discussione alla Camera: sono i veti non solo della sinistra massimalista ma anche di parti molto consistenti dei Ds e della Margherita contro un’effettivo rafforzamento dei poteri del premier (come ha ricordato ieri Angelo Panebianco sullo stesso Corriere a proposito delle scelte di Sarkozy).

Se a questo si aggiunge lo sbilanciamento ulteriore a favore dei poteri locali (anche per la mancata revisione dello sciagurato titolo V del centrosinistra), si comprende che il disegno di legge in discussione alla Camera è del tutto privo di equibrio e non può costituire alcuna base per una intesa con il centrodestra. 

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