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Sul caso Battisti, Mastella dà torto a Napolitano ma senza dirlo

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Clemente Mastella, maestro di democristianerie, parlando oggi con il Corriere del "caso Battisti", riesce insieme a dare gentilmente ragione e platealmente torto e Giorgio Napolitano.

Mastella esordisce con un formale ossequio al Presidente: "Napolitano ha ragione. Sul terrorismo non siamo riusciti a farci capire dai paesi amici". Poi però quando rievoca la sua gestione della vicenda Battisiti negli anni in cui era ministro della Giustizia del Governo Prodi, arriva a conclusioni opposte.

Mastella infatti racconta come, dopo la fuga (molto facilitata) di Battisti dalla Francia in Brasile, lui si mise subito in contatto con il suo omologo a Brasilia, Tarso Genro,  proprio per spiegargli che Battisti non era un novello Garibaldi ma un criminale comune a l'assassino di quattro innocenti. Il ministero della Giustizai stanziò, sempre stando al racconto di Mastella, 100 mila euro per pagare un avvocato in Brasile a rappresentare le ragioni dell'Italia e inviò sul posto Augusta Iannini, allora capo del dipartimento per gli Affari di Giustizia.

Tutto inutile: "Presto ci rendemmo conto - dice Mastella - che la forte componente trotzikista del governo Lula era assolutamente sorda alle nostre parole. Era un dialogo impossibile e l'elemento ideologico risultò determinante".

Insomma, Napolitano avrà pure ragione, come Mastella concede, ma per essere "amici" anche quando si tratti di governi, bisogna essere in due. E per quanto si possa tentare di "farsi capire", non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma ovviamente "Napolitano ha ragione".

 

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