Sul clima gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati e la Cina potrebbe diventarlo

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Sul clima gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati e la Cina potrebbe diventarlo

Sul clima gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati e la Cina potrebbe diventarlo

28 Luglio 2009

A 5 mesi dal prossimo vertice sul clima di Copenaghen, in cui si delineerà la strategia mondiale contro il cambiamento climatico, il principale interrogativo è il ruolo che avrà la Cina in quel consesso. Da qui l’appello di ieri fatto da Obama: "Cooperiamo per un futuro sostenibile". Serve una risposta energetica globale e per il presidente Pechino sarà determinante nel XXI secolo.

Il 24 luglio scorso il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è recato a Pechino per presentare un progetto congiunto tra governo cinese e Nazioni Unite, teso a promuovere l’utilizzo di lampade a basso consumo in Cina. Durante l’incontro, Ban Ki-moon ha lanciato un appello al governo di Pechino perché si impegni maggiormente nella lotta ai cambiamenti climatici, assumendo un ruolo di guida nell’applicazione di tecnologie innovative per la creazione di energie rinnovabili e a basso impatto ambientale. 

Ban Ki-moon ha incontrato il presidente Hu Jintao e il premier Hu Jiabao, dicendogli che "Senza la Cina non ci può essere un accordo globale sul clima che si possa definire di successo", e aggiungendo "Con la Cina abbiamo un enorme potenziale per un accordo mondiale a Copenaghen". Secondo il segretario dell’Onu, "la Cina può fungere da modello per i paesi in via di sviluppo, investendo in una crescita rispettosa dell’ambiente e che abbia come priorità la produzione di energia pulita". Per questa ragione, Ban ki-moon ha invitato la Cina ad assumere un "ruolo di leadership a livello mondiale, investendo nella crescita verde".

Durante il G8 di Genova, la Cina, insieme agli altri paesi emergenti, si era dichiarata non vincolata dall’accordo raggiunto riguardo i cambiamenti climatici, che prevede di dimezzare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. I laeder cinesi hanno ribadito la posizione più volte sostenuta delle responsabilità comuni ma differenziate. La Cina è pronta a fare degli sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica, a patto che questi sforzi siano proporzionati alle responsabilità avute nel processo di inquinamento globale. I cinesi ritengono necessario che  i Paesi avanzati si assumano le principali responsabilità in tema di riduzione delle emissioni e aiutino finanziariamente i paesi in via di sviluppo nella lotta contro il riscaldamento globale.

La priorità della Cina in questo momento è la crescita economica, e l’aumento delle emissioni, in questo senso, sembra inevitabile. Nonostante la riluttanza ad assumere impegni vincolanti con i paesi avanzati, la Cina sta investendo molto nelle energie rinnovabili. I leader cinesi sono consapevoli che il paese non può sostenere il ritmo di crescita attuale, che ha causato ampi effetti negativi sulla qualità del suolo e delle risorse idriche della nazione.

La Cina è uno dei paesi più a rischio in tema di ambiente: la riduzione dei ghiacciai, dovuta all’aumento della temperatura nel Tibet, sta riducendo l’afflusso di acque nel Fiume Giallo e Fiume Azzurro, mentre le principali regioni industriali cinesi, da Pechino a Shangai, sono a rischio inondazione. Se la crescita continuasse ai ritmi attuali, secondo le previsioni, la Cina raddoppierebbe le emissioni di anidride carbonica arrivando, nel 2030 a 8 gigatonnellate annue, pari alle attuali emissioni globali, con un impatto enorme su scala globale, nonchè sulla qualità della vita nelle città cinesi. Anche se le emissioni pro-capite cinesi equivalgono a circa un quinto di quelle americane, la rapida crescita economica e una popolazione di 1,3 miliardi di persone hanno fatto della Cina il secondo più grande produttore di emissioni al mondo.

Per svincolare la crescita industriale dall’aumento delle emissioni di gas nocivi, il governo cinese ha avviato, negli ultimi anni,  una serie di progetti per lo sviluppo di tecnologie avanzate, che permettano di produrre energie a minor impatto ambientale. L’obiettivo della Cina è quello di diventare il principale produttore di energia pulita al mondo, e sta già facendo enormi passi avanti in questo settore. Attualmente, l’80 per cento dell’energia cinese è generata da centrali a carbone, e l’8 per cento da fonti rinnovabili. L’obiettivo cinese è di arrivare, entro il 2020, a consumare energia prodotta per almeno il 15 per cento da fonti rinnovabili.

Un settore su cui la Cina sta investendo in misura sempre maggiore è quello dell’energia eolica. Quarto produttore mondiale di energia eolica, la Cina vuole triplicare la sua produzione nel settore da qui al 2020. Altrettanto importante è l’investimento che la Cina sta facendo nell’energia solare: il governo cinese  finanziarà il 50 per cento delle spese sostenute dalle aziende per la costruzione di impianti fotovoltaici. Le imprese cinesi producono attualmente il 40 per cento dei pannelli solari diffusi nel mondo; il 90 per cento di questi pannelli è esportato. Tuttavia, la produzione di questi pannelli causa un forte inquinamento, che interessa le aree industriali cinesi. Lo scorso anno, inoltre, la Cina ha messo in piedi un sistema per incentivare le imprese ad adottare sistemi di produzione ad emissioni contenute: più un’azienda è energeticamente efficiente, e meno paga l’elettricità.

Oltre alle iniziative personali, la Cina si è impegnata in diversi accordi di collaborazione con le economie più avanzate per l’acquisizione di tecnologie innovative in grado di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. L’ultimo di questa serie è stato il programma congiunto sino-americano avviato il 15 luglio scorso, che prevede la creazione di un istituto, l’U.S.- China Clean Energy Research Center, che avrà sede nei due paesi e si occuperà di efficienza energetica degli edifici, mobilità sostenibile, energie rinnovabili, nucleare CO2. Quest’ultimo punto, è di fondamentale importanza per le due potenze, data la rilevanza del carbone nei sistemi produttivi di entrambe: la produzione americana conta ancora per il 50 per cento sul carbone, quella cinese per oltre l’80 per cento.

Stessi obiettivi presenta il programma di collaborazione ambientale sino-italiana, che esiste dal 2000, e che ha già portato alla creazione di oltre 80 progetti. Il progetto chiave della collaborazione è il padiglione dell’Italia costruito all’interno della più importante università cinese: la Tsingua University di Pechino. Si tratta di un modello di edificio eco-intelligente, volto a promuovere l’edilizia ecosostenibile, con la collaborazione di imprese italiane e cinesi.

A giudicare dalle politiche messe a punto negli ultimi anni, la Cina sembra essere intenzionata a cambiare la sua immagine di potenza assetata di energia, a qualsiasi costo. Come ha affermato il Segretario Usa al Commercio  Gary Locke durante una conferenza nella capitale cinese la settimana scorsa, "la Cina ha realmente adottato il più aggressivo programma di efficienza energetica del mondo, ed è sulla buona strada per superare molti dei suoi obiettivi sulle energie rinnovabili". Resta il fatto, che nonostante le politiche intraprese a livello personale dal governo cinese, la mancata firma di accordi internazionali sul clima da parte della Cina, pregiudicherebbe l’intesa, fornendo ad altri stati  un pretesto  per rifiutarsi di adempiere agli obblighi presi.