Sul nucleare il Molise chiede di confrontarsi e riflettere

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Sul nucleare il Molise chiede di confrontarsi e riflettere

24 Marzo 2011

Il terremoto in Giappone e la crisi nucleare nel paese asiatico hanno riacceso il dibattito sull’utilizzo dell’atomo. Anche in Europa, soprattutto in Italia. Nel nostro paese – privo di centrali – continua a pesare come un macigno sull’opinione pubblica il disastro di Chernobyl del 1986 e il successivo referendum (1987) che bocciò l’uso dell’energia atomica sul nostro territorio. Oggi la paura è tornata, l’onda emotiva è più forte che mai.

La spiegazione è semplice: fa un certo effetto vedere un paese moderno e tecnologico come il Giappone che soccombe a causa di quella stessa fonte di energia che l’ha proiettato – negli ultimi decenni – ai primi posti tra i paesi più sviluppati. Sì, perché nonostante gli incidenti (che ricordiamo sono stati causati da uno dei sismi più forti della storia), è il nucleare la scelta degli Stati più avanzati del mondo. Usa, Francia, Germania, solo per citarne alcuni.

Ora c’è chi ci ripensa, come Berlino, che ha annunciato un piano di sviluppo per l’energia alternativa. In Italia ci si comincia a muovere e riparte la querelle sull’atomo. Si tratta di una fonte di energia sicura? Dove e in che modo si procederà allo smaltimento delle scorie? Domande che sono state poste anche in Consiglio regionale del Molise, per la precisione in terza commissione consiliare (Assetto ed utilizzazione del territorio). Lì è stato votato un documento che reca “Disposizioni in materia di produzione di energia”.

Di fatto, come ha chiarito il presidente della commissione, Adelmo Berardo, si tratta di una proposta che “tende a salvaguardare la produzione di energia da fonti rinnovabili e nel rispetto delle leggi e norme vigenti preclude – senza un’intesa – l’installazione in Molise di centrali nucleari nonché il deposito delle scorie. Questo – ha aggiunto – in considerazione delle peculiari caratteristiche sismiche e idrogeologiche del territorio regionale”.

Insomma, nessun giudizio di merito, nessun “no” pregiudiziale al nucleare, solo la richiesta di un confronto. Bisogna avere un’intesa con lo Stato. Ipotesi già ampiamente prevista dall’articolo 117 della Costituzione, quello che regola i rapporti tra lo Stato e le Regioni: tra le altre “sono materie di legislazione concorrente quelle relative alla produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia”. Insomma, il governo individua le norme quadro, le cosiddette “cornici”, le Regioni ci mettono i dettagli. Il tutto appare, peraltro, in linea con la moratoria di un anno dell’avanzamento verso il nucleare, voluta dal governo, nell’intento di prendere del tempo per valutare se e in che modo sia possibile nel nostro Paese approdare a una produzione energetica di questo tipo.

Con tutta probabilità, il tempo servirà ad avere un confronto più obiettivo, a far sedimentare le polemiche e a spingere da parte l’inevitabile onda emotiva delle ultime settimane che rischia di condurre a decisioni affrettate e dettate dalla paura anziché dalla razionalità.