Sul processo breve l’intesa tra Pdl e finiani si allunga

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Sul processo breve l’intesa tra Pdl e finiani si allunga

31 Agosto 2010

Mentre gli uomini di Gheddafi montavano la tenda del raìs nella residenza dell’ambasciatore libico, in casa Pdl il pentolone era già stato messo a bollire sul fuoco. A cuocere è il tema della giustizia, con un ingrediente che potrebbe risultare indigesto a molti: il processo breve.

Proprio sul campo della giustizia, infatti, si giocherà il prossimo match tra maggioranza berlusconiana e dissidenti finiani. Il governo si aspetta una dimostrazione di lealtà dagli uomini vicini al Presidente della Camera ma quella sul processo breve non è una partita facile, visto che gli esponenti di Futuro e Libertà chiedono di aprire un confronto e di rivedere il testo già licenziato dal Senato.

Lo aveva già spiegato con toni ultimativi il finiano Carmelo Briguglio: "Votare ‘no’ se il testo non cambia". Il motivo? Il provvedimento passato a Palazzo Madama nel gennaio scorso non sarebbe "compatibile con la linea di rigoroso rispetto della legalità che ha intrapreso il presidente Fini". Nella serata di ieri, il presidente del gruppo dei deputati Fli, Italo Bocchino ha chiarito: "Siamo favorevoli a uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di una aggressione", aggiungendo che "non si può fare venire meno, dalla sera alla mattina, quattro-cinquecentomila processi".

Il Governo ha comunque intimato l’alt alla "pattuglia" finiana. In un’intervista pubblicata ieri da Repubblica, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi invitava i membri del Pdl ad assumersi le proprie responsabilità perché, a breve, c’è la fiducia sui "5 punti" programmatici e il voto non potrà che essere bianco o nero. "Non possiamo certo tollerare una continua e infinita trattativa, tornare al tempo della legge sulle intercettazioni". Insomma, taglia corto Lupi, si può discutere all’interno del partito, ma poi i finiani devono adeguarsi alle indicazioni della maggioranza. Per il vicepresidente della Camera bisognerebbe ricominciare a parlare dei temi che interessano davvero agli italiani: il Mezzogiorno, il sistema dell’istruzione e le politiche per la famiglia.

Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ritiene la situazione molto più semplice di quanto non si voglia far credere: "I cittadini hanno diritto ad una giustizia certa e rapida". Il processo breve rientra pienamente nel progetto di riforma della giustizia nei piani del Governo, quindi è necessario procedere diritti su questa strada. Ma i finiani non intendono mollare la presa, almeno finché non avranno messo la loro squadra al sicuro dal deferimento dei probiviri. A confermarlo è stata Maria Ida Germontani, senatrice del Gruppo Futuro e Libertà: "La revoca dell’espulsione di Fini è la pre-condizione per qualsiasi trattativa su qualsivoglia argomento".

In casa centrista, intanto, si "chiacchiera". L’Udc dice no al processo breve pur rendendosi disponibile a valutare una qualche forma di tutela delle alte cariche dello Stato. Per Marina Sereni, invece, e veniamo al Pd, il processo breve serve solo a liberare il premier dai suoi guai con la giustizia. Ancora più deciso il portavoce dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando che, nell’annunciare un’imminente guerra al provvedimento dagli scranni del Parlamento e nelle piazze, ha detto di voler impedire "l’ennesimo favore fatto alle cricche e a Berlusconi". Fra i critici si è alzata anche la voce del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri che, nel corso di un’intervista rilasciata al canale online KlausCondicio, ha detto di considerare la norma sul processo breve un regalo fatto a chi commette reati nei confronti della pubblica amministrazione (molto spesso la criminalità organizzata), e ha invitato il ministro dell’Interno Roberto Maroni a farsi sentire, visto che "complessivamente Maroni ha dimostrato di essere un buon ministro".

Nel frattempo il segretario del Pd Bersani, ansioso di fare lo sgambetto a Berlusconi su un provvedimento cardine in questa fase difficile della legislatura, lancia una sfida ai finiani in vista del voto di fiducia previsto dal governo: "Per chi sostiene e difende certi principi di legalità, mi aspetto coerenza sul processo breve". Gli risponde il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: "È davvero avvilente constatare che chi è contrario al processo breve prosegua in operazioni di totale mistificazione della realtà". Secondo Capezzone il provvedimento è "un primo atto di civiltà, a fronte di una durata dei processi che resterebbe comunque ancora troppo lunga rispetto ai migliori standard occidentali".

I giochi restano quindi aperti. E il risultato finale si inizierà a delineare a partire da questo fine settimana, sabato prossimo, quando Gianfranco Fini convocherà i suoi per decidere la strategia da adottare alla ripresa dei lavori del Parlamento.