“Sulla cittadinanza la linea del Pdl è chiara. Nonostante i finiani”
11 Maggio 2010
Il punto fermo è che la cittadinanza agli immigrati regolari non è la chiave per l’integrazione, ma la fine di un percorso che deve essere avvenuto e certificato. Quanto basta per marcare le distanze dalle posizioni dei finiani "che non sono quelle della maggioranza del partito", ma anche per commentare la posizione della Cei che auspica un’apertura in questo senso per "i figli dell’immigrazione". A Maroni che domanda al Pdl che linea abbia sul tema visto i distinguo degli ex An, Isabella Bertolini, membro della commissione Affari Costituzionali a Montecitorio, risponde senza giri di parole: "La nostra linea è quella uscita dalla commissione e dall’ufficio di presidenza del partito". Anche se al Pdl chiede di "alzare la voce quando serve, sia con gli alleati della Lega sia con i finiani".
Onorevole Bertolini, il presidente Fini ha annunciato che a giugno porterà in Aula la cittadinaza anche senza un’intesa perché ci sono posizioni divergenti tra maggioranza e opposizione e pure all’interno del centrodestra. Qual è la sua valutazione?
La considero una forzatura politica, il volere a tutti i costi riportare al centro un tema che nel Pdl crea fibrillazione, oltretutto in un momento in cui la maggioranza deve affrontare problematiche ben più urgenti quali quelle della crisi economica internazionale dopo il caso Grecia. Aggiungo che di stabilità ne avrebbe bisogno soprattutto il Paese.
Sì ma tra un mese in Aula dovrete votare il testo sulla cittadinanza anche senza un’intesa. Come la mettete?
Il presidente Fini ha inviato una lettera al presidente Bruno annunciando la sua intenzione di rimettere in calendario la discussione su richiesta dell’opposizione, ma nella calendarizzazione trimestrale che facciamo la questione non compare, mentre ci sono altri temi sostenuti dalla minoranza. Un’intesa sul testo, francamente mi pare impossibile perché partiamo da presupposti talmente distanti. Noi ci impegneremo soprattutto sul capitolo dei minori, tant’è che in commissione ho chiesto le audizioni delle associazioni che operano nel settore dell’immigrazione. La cosa strana tuttavia è che si sta parlando di uin tema che non è nel programma di governo e non ha una priorità cruciale, perché non è che se si modifica o no la legge sulla cittadinanza le sorti del paese cambiano. Gli interventi prioritari sono quelli messi in campo dal governo, da un lato sul fronte della lotta all’immigrazione clandestina, dall’altro sulle norme e i principi per favorire l’integrazione e rispondere alle esigenze dei nuovi arrivati sul piano del welfare e dell’assistenza.
Ma la legge attuale la cambiate o no?
E’ una buona legge che tiene conto di una serie di garanzie per chi vive regolarmente in Italia e paga le tasse. Si tratta di intervenire sulla certezza dei tempi per ottenere il riconoscimento, cioè che il percorso sia effettivamente quello dei dieci anni e sui minori faremo le nostre valutazioni dopo la serie di audizioni che abbiamo programmato, anche se va ricordato che nel testo al quale ho lavorato non c’è lo ius soli. I temi che portano avanti i finiani sono quelli che anche Livia Turco in questi giorni ha rilanciato e la cittadinanza viene strettamente correlata al voto agli immigrati…
E quindi? Ipotizza prove tecniche di "inciucio"?
No, dico solo che trovo curiosa questa sintonia politica. I finiani su questo daranno battaglia in Aula. Ho chiesto espressamente che il partito prenda una posizione e la voti riunendo gli organi preposti. A quella linea, poi, tutti si devono attenere. Questo non è un tema etico sul quale nel Pdl c’è libertà di coscienza, bensì si tratta di una questione specifica rispetto alla quale il partito deve avere un’unica posizione, ovviamente dopo un approfondito dibattito interno. Mi auguro che i finiani, d’accordo sull’impostazione generale – le decisioni si prendono a maggioranza e la minoranza si adegua – siano coerenti fino in fondo, senza scorciatoie tantomeno furbate.
Considera il controcanto dei finiani un problema per la stabilità del Pdl e del gruppo alla Camera?
Assolutamente no. Al nostro interno abbiamo questa sorta di minoranza in qualche maniera costituita che pretende di affermare una sua posizione con il confronto e attraverso il voto. Noi non abbiamo timore, siamo pronti, ma a questo punto è giusto che i vertici di partito convochino gli organi preposti e assumano una linea. Linea che peraltro era già stata espressa dall’ufficio di presidenza del Pdl col via libera al mio testo.
Il ministro Maroni si chiede quale sia la vostra linea, considerati i distinguo dei finiani. Cosa risponde?
A Maroni dico che la nostra posizione è quella uscita dalla commissione. Serve rigore sull’assegnazione del riconoscimento che alla fine di un percorso di integrazione avvenuto e certificato deve essere un atto di volontà autentica del singolo che deve dimostrare attraverso verifiche, test ed esami di aver raggiunto un ottimo livello di integrazione, fino al punto da voler diventare cittadino italiano.
Sì ma lo ius soli lo inserirete nel testo di legge o no?
Nella mia proposta abbiamo lasciato lo ius sanguinis. Siccome intendiamo la cittadinaza come una scelta, riteniamo che darla automaticamente ai minori sia una proposta contraddittoria. In Italia esiste già la possibilità per chi nasce qui o compie diciotto anni di chiedere la cittadinanza e non deve fare alcuna trafila, basta che dimostri di vivere nel nostro paese. Non solo: se un bambino nasce in Italia e poi i genitori lo portano nel paese di origine o altrove, nel momento in cui dovesse tornare da noi una volta maggiorenne, bastano tre anni per ottenere il riconoscimento. In altre parole, ha acquisito un dirtto che non perde. Quindi, di cosa stiamo parlando?
Come spiega la differenza di comportamento ma anche di approccio ai problemi tra i finiani al Senato e queli alla Camera?
La linea intransigente sulla cittadinanza rispecchia la posizione di Fini, di Granata e della Perina, cioè un manipolo di persone. Francamente non ho sentito tutti i finiani compatti e perfettamente in sintonia. Credo anche perché questo è un tema molto più sentito nella Destra che in partiti più moderati come il nostro. Eppoi c’è molta demagogia in giro.
Eppure anche se numericamente inferiori, i finiani possono "condizionare" il voto a Montecitorio.
Noi andiamo avanti serenamente. Ritengo che questa sorta di controcanto quotidiano dei fedelissimi del presidente della Camera alla fine rischia di diventare un boomerang per chi lo mette in pratica. Si possono avere sensibilità diverse e questo è un arricchimento nel nostro partito, ma il controcanto perenne non può diventare un mestiere.
Vale lo stesso concetto per i dibattiti tv con un finiano e un berlusconiano, come ha rimarcato il senatore Quagliariello?
Francamente la trovo una cosa intollerabile che confonde i nostri elettori e dà l’inmagine di un partito rissoso, pieno di contrasti, dove tutto è basato solo sui personalismi. Bene ha fatto il presidente Quagliariello a sollevare la questione: nel Pdl si discute ma all’esterno la voce del partito deve essere una sola.
Come valuta la posizione della Cei sulla cittadinanza?
E’ una posizione conosciuta con la quale ci confronteremo ma non bisogna confondere percorsi di irregolarità con chi invece, vive e lavora regolarmente da noi. Certo è che per noi la cittadinanza continua a non essere uno strumento di integrazione, lo consideriamo invece la fine di un percorso d’integrazione avvenuto e certificato. Siamo inoltre convinti che non è con la cittadinanza ai minori che li si aiuta ad essere accettati in modo migliore nella nostra società. Questo è anche un percorso culturale, educativo e l’integrazione passa anche da altre strade: la scuola, la formazione e la convivenza.
Da Lucia Annunziata Casini propone un governo di salute pubblica. Cosa risponde?
Un’uscita a gamba tesa incomprensibile. E non mi pare che la proposta del leader Udc abbia riscosso molto successo, non solo nell’Idv ma soprattutto nel Pd. Il governo sta lavorando bene, è compatto, c’è un’ampia maggioranza; insomma non ci sono le condizioni per uno scenario del genere. Mi sembra una proposta fuori luogo e fuori tempo.
In questi giorni parte del dibattito politico ruota attorno all’ipotesi di un governo tecnico. Un altro scenario da fantapolitica?
E’ uno scenario che sta nell’idea di Casini o nei sogni di Rutelli. Anche in questo caso non vedo le condizioni per un’ipotesi del genere: c’è un governo che sta lavorando bene nell’interesse del paese. Eppoi anche di fronte a questo scenario, l’unica via sarebbe quella di tornare dagli elettori che due anni fa hanno compiuto una scelta molto netta e chiara. Se si torna a parlare di governo tecnico, evidentemente c’è chi ha interesse a cavalcare le inchieste giudiziarie, chi tira in ballo i poteri forti e via dicendo. Sicuramente è un disegno che non corrisponde alla realtà.
Ma come intendete smentire le Cassandre?
Completando le riforme strategiche per modernizzare il paese facendolo anche se non sono condivise. Noi abbiamo i programmi e la forza numerica per farlo. Ma c’è un altro modo…
Quale?
Alzando la voce.
In che senso?
La parte non finiana è maggioritaria nel Pdl e dovrebbe cominciare a far sentire la sua voce con più forza. In altre parole non dovremmo essere sempre quelli che ricuciono, mediano, ma quelli che a un certo punto non arretrano di un passo. E questo vale con gli alleati della Lega ma anche all’interno del Pdl, ad esempio, su un tema come la cittadinanza. Non ci faremo intimidire da chi pensa di metterci in difficoltà. Riusciremo a dire anche noi quello che pensiamo, visto che siamo la maggioranza in questo partito.
