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Il vero nemico è la speculazione

Sulla crisi l’Italia ha peccato di ottimismo ma la Ue ha fatto troppe giravolte

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Da Porta a Porta a Ballarò, i leader della sinistra riformista e neocomunista, i Massimo D’Alema e i Nichi Vendola, ci raccontano sempre la stessa storia: il governo Berlusconi ha ingannato gli italiani dicendo che i conti erano a posto, che la manovra estiva sarebbe stata la grande panacea, che non avremmo fatto la fine della Grecia, e invece adesso i nodi vengono al pettine, Draghi ha emesso la sua sentenza, il direttorio franco-tedesco ci prende per i fondelli e l’Europa non perdona.

“La dinamica di queste ore,” spiega un accigliato Presidente del Copasir, “dimostra che il governo non è in grado di decidere nulla. Bruxelles si aspettava un decreto sviluppo e una riforma delle pensioni, ma il Governo ha mandato solo una lettera. Berlusconi non regge, non ce la fa”. Va bene che il Governo forse ha esagerato in ottimismo, credendo che l’Italia sarebbe rimasta indenne nella tempesta globale, ma a rileggersi le cronache di qualche mese fa c’è qualcosa che non torna.

Nel maggio scorso l’FMI promuoveva l’Italia e la cura da cavallo prospettata da Tremonti, i conti erano in regola e la disoccupazione era scesa sotto la media Ue. Nello stesso mese, la Commissione Europea dichiarava che il debito pubblico italiano avrebbe iniziato a calare nel 2012 e che l’Italia “ha un’economia forte nonostante l’alto livello di debito”. Il deficit? Era stato contenuto grazie a “una politica fiscale molto prudente”.

Il 9 agosto scorso, il Presidente Van Rompuy pubblicava su Twitter la sua pagella sull’Europa, promuovendo il nostro Paese: “Accolgo con favore le decisioni prese dall’Italia, dalla Spagna e dalla BCE”, che contribuiranno alla stabilità economica dell’eurozona”. Insomma, non è stato solo il Governo italiano a dare l’impressione che stessimo andando nella giusta direzione, ma anche la Ue e altri soggetti internazionali come il Fondo Monetario. Un dettaglio che dev’essere sfuggito alla rassegna stampa vendoliana sul Paese che sprofonda nella povertà per colpa delle promesse non mantenute.

E allora probabilmente conviene inquadrare la questione da un altro punto di vista, e la riunione indetta da Van Rompuy e Barroso, presenti Trichet e Juncker, in tutta fretta alla metà di settembre scorso può aiutarci a capire meglio cosa sta succedendo. L’argomento dell'incontro è come difendere l’eurozona dagli attacchi della speculazione e in quel frangente si scopre che l’Italia è l’anello debole e che le misure messe in campo non bastano più.

L’impressione, a rileggere questa girandola di dichiarazioni, è che il vero problema dell’Italia – ma è un discorso che potrebbe valere anche per la Spagna o per i sussiegosi parigini – è la speculazione. Siamo in un momento di grande volatilità ed emotività dei mercati, in un tunnel speculativo che rischia di rendere impossibile ogni previsione anche a breve termine, e insufficiente qualsiasi manovra correttiva. Imposta dal Governo, oppure chiesta e promossa da Bruxelles.
 

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5 COMMENTS

  1. che la speculazione sia benvenuta, i socialisti invece al rogo
    Ma insomma basta con questa speculazione.
    Accusare la fantomatica “speculazione” è un’operazione simile a quella che si faceva nel medioevo quando si dava la colpa delle epidemie di peste al diavolo o alle condotte blasfeme di alcuni. Quanti gatti sono stati bruciati, proprio i gatti che magari sarebbero serviti a contenere la popolazione dei ratti, quest ultimi sì portatori di malattie.
    Il problema non è la speculazione.
    Il problema è che l’euro si fonda su un equivoco di fondo. La Germania vuole un euro con una banca centrale che non garantisca i debiti degli stati. L’Italia e altri vorrebbero una banca centrale che garantisca i debiti sovrani.
    Questo equivoco di fondo si è protratto fino ad ora.
    E poi c’è l’altro problema: l’insostenibilità finanziaria degli stati socialisti.
    L’assurdità della costruzione europeo si compone con quest’ultima questione.
    Il risultato è che il sistema monetario dell’euro è fondamentalmente instabile: un’unica moneta supervisionata dalla BCE adottata da una serie di stati socialisti con fiscalità del tutto indipendenti.
    E’ come costruire un edificio su fondamenta diversamente cedevoli. Il crollo è garantito.
    La speculazione non è la causa ma un sintomo.
    Le uniche due soluzioni sono o un’integrazione delle fiscalità e dei debiti dei vari stati; oppure il ritorno alle monete nazionali e alle sovranità monetarie nazionali.
    Vie di mezzo non ci sono.
    Se anche per esempio l’Italia riuscisse a introdurre le liberalizzazioni necessarie nel sistema italiano a sviluppare la crescita, prendendo a spunto magari paesi di successo come la Svizzera, nel contesto europeo il problema si sposterebbe a breve altrove.
    Risolveresti un problema per uno stato, per trovarne uno nuovo subito dopo.
    Le uniche due soluzioni sono o la perdita di sovranità fiscale delle varie entità nazionali, o il ritorno alle monete nazionali.
    Nessun altra soluzione.
    E mi sorprende che ci sia gente che non vede questo.
    La speculazione è anzi salutare perchè come dicevo è un sintomo che fa riconoscere i problemi.
    Noi potremmo cancellare la speculazione, annullando i mercati, cancellando le agenzie di rating, imponendo agli investitori su cosa investire o direttamente espropriando la ricchezza privata. Sono le classiche ricette degli stati totalitari accomunati dalla visione socialista della società. E purtroppo il pessimo Tremonti ha dimostrato in questo di essere identico a Visco.
    Ma anche così facendo in Europa il problema economico di fondo rimarrebbe.
    E prima o poi esploderebbe in un modo o nell’altro.

  2. Guardiamo i curricula …
    Sarà una mia mania ma se si guardano i curricula delle varie persone menzionate nell’articolo, sia italiane che europee viene solo da piangere. Tutta gente che ha non ha fatto altro che chiacchierare tutta la vita. In politica da quando avevano il ciucio in bocca e diventati grandi parlatori … Tutti, in definitiva, dei somari con pedigree vario.

  3. non raccontiamoci frottole
    Non raccontiamoci frottole, l’Italia ha cominciato a vacillare in borsa quando si è capito che avrebbe perso i 40 miliardi di euro di fatturato dalla Libia. “Who lost Libya?” “Italy” scrivevano i media English speaking fin dall’inizio della nofly zone. D’Alema, presidente del Copasir, dovrebbe spiegarci come mai i nostri 007 non si sono accorti di niente, visto che agenti del MI6 e Cia erano a Bengasi a mettere su la rivolta e una telefonata di Bernard Henry Levy (dove c’è lui, c’è la morte) ha spinto Sarko a intervenire. Sarko stava per mandare corpi speciali in Tunisia in soccorso di Ben Ali…..Nel 2010 Cameron ha licenziato 600mila impiegati pubblici e portato le tasse universitarie a 9mila euro, il governo italiano non ha licenziato nessuno e i nostri studenti non pagano certo 9mila euro di tasse. Cameron e Sarkozy si sono buttati nel 2011 sulla Libia e ora gli italiani devono pagare. Inutile fare vittimismi, guardiamo la realtà e traiamone le conseguenze. La sovranità, poi, l’abbiamo persa da decenni, come l’hanno persa tedeschi, francesi, inglesi e tutta l’Europa occidentale, che è solo la colonia di un impero indebitato fino al collo con la Cina.

  4. Considerazioni
    Do perfettamente ragione all’anonimo del 27/10. Ricordo che quando è stato adottato l’euro un illustre economista americano premio Nobel per l’economia (di cui non ricordo il nome) disse che non vedeva come poteva stare in piedi una moneta unica di diversi stati indipendenti e con una diversa politica fiscale.

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