Sulla giustizia il governo tira dritto: riforma costituzionale e intercettazioni

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Sulla giustizia il governo tira dritto: riforma costituzionale e intercettazioni

18 Gennaio 2011

Sulla giustizia il governo guarda avanti e non intende mollare sul versante della riforma costituzionale e su quello delle intercettazioni. Sono questi i punti centrali della relazione presentata a Palazzo Madama dal Guardasigilli Angelino Alfano sullo stato dei lavori e dei risultati conseguiti dal suo ministero nell’ultimo anno. Ma l’aria è tesa e l’Aula è mezza vuota nel momento in cui conclude il suo intervento: un clima politico reso rovente dai continui aggiornamenti delle agenzie di stampa sulla tempesta sollevata dal ‘caso Ruby’ che sta coinvolgendo il premier Berlusconi.

Alfano non si scompone e annuncia che l’esecutivo non intende "abdicare". Propone a maggioranza e opposizione "un’ agenda alternativa" per rendere efficiente la giustizia. Un piano nel quale possa convergere il consenso, anche della sinistra, su alcuni obiettivi. Questi i nodi da sciogliere secondo il titolare del dicastero di via Arenula: smaltimento dell’arretrato civile, riforma della magistratura onoraria, riforma delle associazioni senza fine di lucro. Tutto ciò senza fare marcia indietro sulle modifiche costituzionali e sulle intercettazioni.

La riforma della Giustizia è un pacchetto ricco di provvedimenti da approvare urgentemente eppure, ammette Alfano, nonostante le cose fatte, "quella riforma radicale del sistema giustizia" che doveva esser fatta non c’è ancora stata. L’attività di governo, sottolinea, è stata ostacolata non solo dall’opposizione (che più volte ha eretto le barricate in sede parlamentare) o dai tagli imposti dalla crisi economica. Ma il rallentamento dell’azione di governo sul piano delle riforme è stato determinato anche dall’evoluzione del quadro politico che si è verificata negli ultimi mesi. Così come dalla resistenza "proveniente dall’interno stesso degli uffici giudiziari che sono arroccati alla difesa della situazione esistente".

Ma il governo non ha rinunciato alle sue idee, conferma, anche se i progetti di cambiamento sono stati ostacolati. Per il ministro della Giustizia serve ancora una maggiore incisività nella formulazione di provvedimenti che mettano un freno all’incremento dei processi penali: da 3milioni e 290mila a 3milioni 335mila tra la fine del 2009 e il 30 giugno 2010. Nonostante ciò, il quadro rappresentato da Alfano non sembra essere così negativo e un buon numero di risultati sembrano invece essere stati conseguiti.

I più soddisfacenti sono quelli raggiunti in materia di processi civili pendenti, che secondo i dati aggiornati al 30 giugno 2010 hanno fatto registrare un calo del 4%. Al 31 dicembre del 2009, spiega, i procedimenti civili pendenti erano 5.826.440, mentre quelli al 30 giugno del 2010 si attestavano sulla cifra di 5.600.616, con un diminuzione del 4%, pari a 223.824 procedimenti in meno. "Dopo lustri di inesorabile aumento della pendenza dell’arretrato – dice – quest’anno abbiamo un risultato clamoroso e straordinario". Non meno importante, la crescente informatizzazione degli uffici giudiziari e le modifiche normative alle spese di giustizia.

Ma non è tutto, perché ci sono novità anche sul fronte delle azioni disciplinari adottate nei confronti dei magistrati inadempienti. Sono infatti 59 i provvedimenti presi nei confronti di altrettanti togati ai quali sono state contestate violazioni quali "gravi e reiterati ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze che talvolta hanno determinato inaccettabili scarcerazioni di pericolosi criminali per decorrenza dei termini di custodia cautelare". "Nel 2010 si è registrato un calo degli ingressi nei centri di prima accoglienza del 17%", continua Alfano spiegando che questa diminuzione "è un effetto positivo del controllo dei flussi dell’immigrazione fortemente voluto dal governo".

"In un Paese normale tutte le forze politiche se ne rallegrerebbero senza distinzione di parte" è il commento del vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello alla relazione del Guardasigilli. "Grazie al combinato disposto di riforme incisive e di una coraggiosa opera di razionalizzazione – continua Quagliariello – possiamo finalmente sperare che venga presto recisa la zavorra che frena gli investimenti e tarpa le ali alla nostra economia, che soffoca la voglia d’intraprendere, che allontana dall’Italia imprese e capitali produttivi".

Insomma, al netto dei problemi politici di cui ha sofferto l’attività legislativa sin dai primi mesi dello scorso anno, in materia di giustizia il governo non è finito al tappeto e ha tutta l’intenzione di rilanciare la road map nella seconda metà della legislatura. Nonostante e a prescindere dal dossier Ruby.