Sulla Libia cadono le bombe, sull’Iran cala un silenzio tombale
22 Marzo 2011
di Souad Sbai
Le bombe ormai stanno cadendo a grappoli sulla popolazione libica. E nessuno mi toglie dalla testa che è impossibile decidere, fra la gente comune, chi sia lealista e chi ribelle. È un massacro. Punto. Di cui ancora oggi non si capisce il perché. Perché l’attacco oggi a Gheddafi, quando si sa benissimo da quarant’anni che è un dittatore e che il popolo è oppresso? Mi ricorda un po’ la vicenda di Saddam in Iraq; se lì almeno c’era una minaccia chimica e comunque il raìs aveva massacrato con il gas i curdi, qui non si individua proprio una singola motivazione per un attacco.
Non capisco. Qualcuno potrebbe dirmi che in Libia non c’era democrazia, ma io risponderei che in nessun paese arabo c’è democrazia. Anche la Tunisia, dove le riforme erano ormai in cammino, ha visto crollare tutta la sua architrave politica e governativa. Dov’è allora il problema? Quando si avrà il coraggio di guardare al di là del proprio orticello personale di interessi?
Mi chiedo molto spesso e non senza una pesantissima amarezza, il perché del non attacco all’Algeria di Bouteflika. Un genocidio non è un motivo valido per rovesciare un regime? Oppure chi oggi si è preso la libertà di iniziare una guerra ha paura dei militari di Algeri? È impensabile che si attacchi un paese senza avere delle motivazioni ben precise, senza spiegare un attimo cosa sta succedendo che già i caccia sfrecciano nei cieli di Tripoli. Non voglio ripensare alle drammatiche vicende del Darfur, poi, in cui le persone vengono fatte sparire, eliminate. Così, senza timore di alcuna ripercussione internazionale. E il Bahrein? Fino a ieri era un paese in cui si andava in vacanza e su cui non pesava nessuna ombra di malcontento sociale. Chi decide chi e quando attaccare? E soprattutto qual è la libertà di cui parlano costoro? Veramente non lo so.
Ma una cosa la so con certezza, ovvero che gli sciiti stanno giocando un ruolo non da poco in tutta questa vicenda delle rivolte nel mondo arabo; aiutati dall’Iran, sul quale ormai vige un silenzio tombale. La cosa che mi preme denunciare è il comportamento di Al Jazeera in questa vicenda. Propaganda pura, creazione del clima di tensione, false notizie, aizzamento del mondo arabo contro l’Occidente. Tutto questo a favore e vantaggio di chi? Evidentemente anche il Marocco se lo è chiesto perché ha oscurato il canale da oltre un mese ormai. Certo io non propendo mai per l’oscuramento dell’informazione, ma se questo è avvenuto un motivo deve pur esserci. Parlare di migliaia di morti nei primi scontri in Libia, per poi scoprire che non era così, credo sia uno dei motivi atti ad un provvedimento del genere.
Faccio solo, nel finale di questo articolo, una considerazione sulle parole del Presidente Napolitano relativamente a quello che lui chiama “risorgimento arabo”. Mi perdonerà il Capo dello Stato, per cui nutro da sempre una profonda stima, ma io non credo che un movimento risorgimentale possa nascere e concludersi in sei mesi; tanto più se parliamo del mondo arabo, in cui è tutto fermo da tempo immemore e la macchina della cultura necessiterà un secolo per rimettersi in moto. Prima di Garibaldi in Italia, qualcuno aveva aperto la strada e non certamente un anno prima.
I movimenti risorgimentali iniziano con la cultura che prepara il terreno, poi la forza del popolo fa il resto. Questo momento di sommovimento che dilania il mondo arabo, quindi, a mio parere sta incanalandosi per la via più erronea, seguendo il fuoco dell’integralismo e l’Europa non si discosta da questa linea, sfruttando il caos per attaccare militarmente chi si oppone alle sue brame di sfruttamento e ponendo le basi per un disastro sociale e culturale.
