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Decreto incardinato al Senato

Sulla manovra il governo apre al dialogo dentro e fuori la maggioranza

Mantenere i nervi saldi nei giorni più caldi dell’anno non è facile. Ma è l’unico modo in cui il Pdl può far fronte all'altalena della crisi economica internazionale e ai chiari di luna della politica interna. Mentre la manovra prosegue il suo iter parlamentare – ieri il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha assegnato il decreto-legge alle Commissioni Affari costituzionali e alla Commissione Bilancio – gli esponenti di maggioranza e opposizione si tirano per la giacca, ognuno con modifiche da inserire nel testo prima della discussione in Aula del 5 settembre.

Saranno dunque tre settimane in cui le temperature politiche rimarranno alte. Lo sa bene Silvio Berlusconi che comprende i mal di pancia dei “frondisti”, capitanati dal pidiellino Antonio Martino, convinti che la manovra sia “illiberale” e che debba essere riscritta in modo tale da intervenire sulle pensioni piuttosto che sulle tasse. Proprio l’ex ministro e fondatore di Forza Italia, in un’intervista al Messaggero, ha detto che il provvedimento “non riduce le tasse, non rilancia la produttività” e, dunque, “non serve a nulla”. Secondo lui è stata così concepita perché il partito “è pieno di socialisti”. A quel punto la miccia si è accesa ed è come se il capogruppo del Pdl a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto, avesse sentito due colpetti sulla spalla: “Da Martino pretendo rispetto”, ha detto precisando che “di fronte a questa gravissima crisi finanziaria internazionale gli schemi tradizionali sono saltati”, per cui riproporre antiche ideologie sarebbe un ritorno al passato.

Il botta e risposta in questione, però, potrebbe essere quello fra due gentiluomini animati da diverse tradizioni politiche ma che vanno nella stessa direzione. Secondo i boatos dietro alla cosiddetta ‘fronda’ – che avrebbe raggiunto quota 20 parlamentari e della quale fanno parte Giuseppe Moles, Giorgio Stracquadanio, Giancarlo Mazzuca, Alessio Bonciani, Deborah Bergamini, Santo Versace e Isabella Bertolini – ci sarebbe la volontà dello stesso premier di contenere i protagonismi del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, molto vicino alla Lega di Umberto Bossi che, invece, preferisce "salvare" i pensionati, la "povera gente". Un retroscena che però è stato smentito dallo stesso Moles, il quale sottolinea la volontà di riaffermare i principi liberali che caratterizzavano il berlusconismo della prima ora. Ad ogni modo la settimana prossima il “gruppo” presenterà al segretario del Pdl, Angelino Alfano, un pacchetto di proposte di modifica alla manovra.

In merito alle misure sugli Enti locali sembra dividersi il Carroccio, con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che chiede un alleggerimento dei tagli alle Province, e il Senatùr che dà il via libera alla sforbiciata. Secondo il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, la manovra è caratterizzata da un “profondo segno di iniquità sociale”. Per questo Fassina rilancia la controproposta del suo partito: chiedere un contributo agli evasori e alle grandi ricchezze. A tal fine il Pd propone di ridurre a 1000 euro l’obbligo della tracciabilità dei pagamenti, la descrizione dei patrimoni in dichiarazione dei redditi, il saldo dei conti correnti bancari, un'imposta ordinaria sui valori immobiliari più elevati e lo stralcio degli interventi sul lavoro per rimetterli nelle mani delle parti sociali.

Tuttavia per la maggioranza ci sono segnali distensivi. A seguito della lettera inviata al Corriere della Sera dai quattro responsabili parlamentari del Pdl, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello, Fabrizio Cicchitto e Massimo Corsaro, il Terzo polo sembra aperto al dialogo. Per il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, la manovra è "invotabile", pur affermando che alcune modifiche al testo porterebbero i centristi ad astenersi in Aula. Per Adolfo Urso “la manovra segna una svolta nel governo del Paese e rappresenta il terreno naturale di un'eventuale intesa tra Pdl e Terzo Polo che potrà poi sostanziarsi in una nuova alleanza politica sugli scenari e sulle prospettive future”.

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1 COMMENT

  1. si parla di socialisti, spunta Cicchitto
    Quello di cui è infarcita questa manovra è proprio del vecchio socialismo ideologico.
    Cicchitto farebbe meglio a pensarci due volte prima di accusare Martino, perchè siamo stufi di votare per un partito di socialisti che promette in campagna elettorale taglio della spesa pubblica e riducione delle tasse e che poi fa l’esatto opposto.
    Sulla tassazione delle rendite poi la cosa è oscena.
    Su queste tasse si era stragiurato che non si sarebbero toccate, anzi nella Forza Italia delle origini si era promesso di abolirle.
    Oggi assistiamo a un voltafaccia totale ed indecoroso per andare a taralluci con i sindacalisti.
    Cicchitto, meglio che ti iscrivi al PD, assieme ai compagni Polverini e Alemanno.

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