Sulla Repubblica di Sorgenia non tramonta il sole

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Sulla Repubblica di Sorgenia non tramonta il sole

12 Luglio 2011

di Ronin

Chi scrive, parliamo di una decina di anni fa, ha partecipato a una selezione per consulenti del gruppo Sorgenia, il primo operatore privato per l’elettricità e il gas naturale sul mercato italiano. Eravamo a Roma, zona Quartiere Africano, in un ufficio messo frettolosamente in gran spolvero. Prima di affrontare il colloquio mi ero seduto in sala d’aspetto e sfogliavo una rivista; ad un certo punto sento dalla stanza accanto una serie di nomi di persona pronunciati ad alta voce, seguiti da applausi scroscianti e infine da vere e proprie ovaziani. La segretaria mi lancia uno sguardo distratto spiegando che “di là c’è una delle riunioni motivazionali dei nostri agenti”. Ogni nome (e ogni urlo) corrispondeva a un obiettivo raggiunto e ad un’altra commissione nel portafoglio.

Subito dopo affrontai il colloquio e la responsabile delle risorse umane prese a spiegarmi quant’è importante essere “sensibili ai principi dello sviluppo sostenibile”, che il mio compito sarebbe stato quello di convincere i clienti a usare “in modo corretto e consapevole le risorse energetiche” e che Sorgenia opera e agisce nel rispetto dell’ambiente. Aggiunse che il giorno dopo ci saremmo rivisti alle 8.30 in punto davanti al loro ufficio perché, insieme ad altri agenti, dovevamo partire in automobile verso la provincia romana per procacciare nuovi contratti. Sarà che l’esaltazione motivazionale non mi ha mai convinto abbastanza, fatto sta che non mi presentai all’appuntamento. E ho fatto bene perché negli anni successivi si è scoperto che i consulenti di Sorgenia erano, come dire, un po’ troppo motivati: nell’ottobre del 2009, l’Antitrust ha condannato l’azienda per pratica commerciale ingannevole nei confronti degli utenti (350.000 euro di multa), ritenendo la condotta del gruppo decisamente aggressiva (pagamenti per servizi mai richiesti, contratti con firme illeggibili, ostacoli al diritto di recesso, eccetera).

Questa storia mi è tornata in mente dopo aver sentito della sentenza sul Lodo Mondadori; che c’entra, direte voi, invece c’entra visto che il presidente di Sorgenia è quel Rodolfo De Benedetti (RDB), primogenito dell’Ingegnere, che ormai da qualche anno dirige la CIR. Dopo aver fatto spazio al figlio, Carlo De Benedetti ha comunque conservato la presidenza onoraria e il controllo dell’Espresso, dunque il potere di scegliere i direttori dei giornali del gruppo, Repubblica compresa. E questo vorrà dire pure qualcosa: se qualche improvvido redattore di Rep., il giorno della sentenza Mondadori, ha brindato sperando in un aumento, bene, sappia che la festa potrebbe andargli di traverso, almeno a sentire i boatos finanziari. RDB, infatti, è uno gnomo svizzero peggio del padre, un manager italiano educato alla dura scuola di Harvard: pronto a scalare le montagne per soddisfare la sua grande passione per il ciclismo, sembra meno disposto del genitore a investire sulla carta stampata (alla Maratona delle Dolomiti Rodolfo ha incontrato James, quartogenito del tycoon Murdoch). 

A differenza dell’editoria che non genera questi grandi profitti (è lontano il tempo in cui Scalfari fece incassare belle lirette all’Ingegnere), Sorgenia è un’azienda forte e in espansione: dal ’99 ha saputo conquistarsi un’ampia fetta del mercato dell’energia italiano, quello “sensibile”, naturalmente, con ricavi in crescita e qualche centinaio di dipendenti. Grazie alla presidenza Obama, si sa, la rivoluzione green è alla portata di tutti e Sorgenia, come mi disse la dirigente delle risorse umane, ama l’ambiente. Tant’è vero che tra gli azionisti c’è proprio Legambiente e quindi viva il solare, l’eolico e il fotovoltaico, anche se poi gran parte dellaa produzione è ancora basata sul gas e magari il carbone: la Tirreno Power, una delle controllate, gestisce una centrale dalle polveri dickensiane in Liguria (inutile cercarne traccia sul sito di Sorgenia dove si parla esclusivamente di idroelettrico e termoelettrico), per non dire degli odiati “rigassificatori” (come quello in costruzione a Gioia Tauro, tramite Fin Gas Srl/LnG Med Gas Terminal).

Sono passati più di dieci anni da quel colloquio di lavoro e mentre i tycoon italiani agitano gli ultimi colpi di coda di una guerra ormai sbiadita dal tempo, ecco avanzare i nuovi gnomi dell’industria e della finanza italiana, che solo domani ci accorgeremo comandavano già da oggi. Sono i manager calvinisti con la coscienza verde che hanno riempito di pale eoliche il Sud Italia (vedi il parco eolico di Sorgenia a  Minervino Murge in Puglia); pale che girano quando gli gira al vento, che hanno un impatto bestiale sul paesaggio, che sono a rischio infiltrazione criminale (lo dice l’Antimafia) e che, secondo le ricerche di Juan Calzada, distruggono posti di lavoro invece di crearli, basandosi su un’economia "speculativa", quella degli incentivi a pioggia per le fonti alternative e le rinnovabili.

Nel nuovo conformismo di massa della Repubblica di Sorgenia, speriamo solo che  il risarcimento per il Lodo Mondadori non finisca tutto in quella bolla che dalla Spagna alla California, passando dalla Puglia, rischia di esplodere molto presto.