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Tempi e modi

Sulla riforma della giustizia solo una cosa è certa: che si farà

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Il governo è pronto a mettere in atto la riforma di un sistema pieno di crepe come quello della giustizia, anche a costo di modificare la Costituzione. Lo ha ribadito anche oggi proprio prima di entrare alla riunione di Bruxelles sul clima Silvio Berlusconi: “Gli italiani sanno – ha detto il Cav. - che è assolutamente indispensabile la riforma della giustizia civile e penale per garantire loro un processo giusto che oggi non c'è”.

La vicenda dei conflitti tra le procure di Salerno e di Catanzaro, che ha portato al possibile trasferimento d’ufficio di tre pm per abuso dei poteri, ha scatenato una nuova guerra: quella tra politica e magistratura sulla necessità della riforma, condivisa o meno con l’opposizione. La questione ha certamente suscitato numerose reazioni, tanto nel mondo della politica come in quello della magistratura. C’è chi lo considera a priori un attacco all’indipendenza dei magistrati; chi sostiene che è un atto necessario e urgente; ma anche chi cerca di negare l’urgenza o che spinge per la condivisione politica della riforma. Dalle fila della magistratura, il segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Cascini, si è affrettato a bocciare ogni tipo di intervento. Ma una cosa è chiara, con o senza dialogo, il governo è intenzionato a mettere ordine nei cassetti della magistratura.

Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano la riforma si farà in tre fasi. La prima riguarda quella del processo civile, che si trova già in Senato per l’approvazione definitiva, probabilmente entro Natale. Subito dopo tocca al processo penale del quale il governo si occuperà prima della fine dell’anno ma che si realizzerà nei primi mesi del nuovo anno. E, per ultima, la riforma che ha suscitato maggiori polemiche e che va a toccare il cuore della magistratura: la modifica del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’“obbligatorietà dell’azione penale” (come preferisce chiamarlo il ministro Alfano e che, noi comuni mortali, chiamiamo separazione delle carriere).

"Sul piano tecnico -  spiega Alfano - si può anche chiamare ‘separazione delle carriere’, ma il principio è quello della parità, tra accusa e difesa e della terzietà del giudice. E' un principio giusto e sacrosanto". Il Guardasigilli spiega che l’intervento è necessario perché nell’azione penale "serve un giudice che sia terzo ed equidistante, cosa che pensiamo non sempre ci sia stata. Anche perché, oggi pm e giudici fanno parte dello stesso ordine, lavorano negli stessi uffici, fanno gli stessi concorsi... ”. 

Sulla riforma l’accordo è ancora lontano sia sui tempi sia sui modi. La Lega frena il governo e chiede priorità per il disegno di legge sul federalismo. Il partito di Casini ha dato la sua disponibilità al dialogo “nella consapevolezza che la riforma è necessaria e che non si possono porre dei limiti angusti” .Per il Pd, invece, il confronto è possibile a patto che non si tocchi la Costituzione.

Ma il premier Berlusconi anche oggi non ha lasciato grandi margini alle larghe intese: “Ditemi voi - ha dichiarato ai giornalisti - come si può dialogare con chi ti dice che sei un dittatore, che è colpa tua, che sei Hitler, Videla, che sei il diavolo, che sei un corruttore politico... Vi siedereste al tavolo con chi ha nei vostri confronti questa opinione?”. Insomma, ha detto il premier, un dialogo “è impossibile, sarebbe una farsa inaccettabile a cui nessuno si potrebbe prestare”.  E, da parte sua, il ministro della Giustizia non è disposto ad accettare compromessi: “Non si può immaginare di intendere il dialogo con un 'sì' formale e un 'no' sostanziale. Non si può essere disponibili al confronto solo a patto che non si tocchi la Costituzione, perché in sostanza questo significherebbe rinunciare al programma sulla giustizia con cui abbiamo vinto le elezioni".

Su questo punto è d’accordo anche il presidente del Consiglio che, durante la presentazione del libro di Bruno Vespa al Tempio di Adriano, ha difeso il Guardasigilli affermando che per fare la riforma della giustizia “la Costituzione si può cambiare e poi l'ultima parola spetta ai cittadini. Ci sono due votazioni con 6 mesi di tempo l'una dall'altra poi a decidere se la riforma sarà giusta saranno i cittadini. Questa è la democrazia”.

Alfano ritiene infatti che la Carta costituzionale necessita un aggiornamento e “sbaglia chi crede che basti solo un'aspirina”. Alle continue richieste del presidente della Camera Gianfranco Fini di condividere la riforma con tutte le forze politiche, il ministro della Giustizia risponde: con un “Di Pietro che segue una vocazione giustizialista, la posizione dell’opposizione non mi sorprende affatto”. Anche se non nasconde che, invece, si aspettava “maggior coraggio riformatore da parte del Pd”.

Un Pd che si è limitato a dire che il comportamento del presidente del Consiglio sulla possibilità della modifica della Costituzione solo con la maggioranza “è irresponsabile”. Alfano ha assicurato però che “oggi c'è la consapevolezza da più parti che è giunto il momento di intervenire. Da parte nostra, noi intendiamo fare sul serio e questa volta ce la faremo”.

 

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