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l'Occidentale Molise

Sulla sanità la Regione è pronta ad accogliere i suggerimenti del Tar

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Dopo la sospensiva concessa dal Tar che ha congelato alcune delibere della giunta regionale relative al piano di riordino sanitario, la Regione Molise avrà a disposizione tre mesi per trovare la soluzione ottimale che da un lato consenta di andare avanti con la riorganizzazione del presidio ospedaliero di Agnone, particolarmente interessato dai tagli, e dall’altro accontenti i cittadini altomolisani che, nonostante tutto, sperano in una soluzione che li penalizzi il meno possibile.

A richiamare i vertici regionali ad un bilanciamento il più possibile equo delle diverse esigenze sono stati, appunto, i giudici del tribunale amministrativo, che nell’ordinanza che concede la sospensiva fanno comunque esplicito riferimento all’articolo 32 della Costituzione e alle particolari condizioni del territorio - costituito da tanti piccoli paesi montani caratterizzati da collegamenti tutt’altro che agevoli - motivando così la necessità di tenere conto, nella messa a punto del piano di riordino sanitario, anche di questi importanti fattori.

La Regione, da parte sua, ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di gonfiare i muscoli di fronte agli agnonesi. I legali della massima istituzione regionale hanno assicurato che non intenderanno ricorrere al Consiglio di Stato, anche perché significherebbe spendere inutilmente i soldi dei cittadini. Si limiteranno, insomma, ad accogliere i “suggerimenti” del Tar. E - d'intesa con i tecnici della sanità - lo faranno prima che i giudici, a settembre, entrino nel merito del ricorso presentato dal Comitato “Articolo 32”. In sostanza, saranno adottati degli accorgimenti che riguarderanno il pronto soccorso e il laboratorio analisi, al fine di garantire comunque i servizi indispensabili. Dopo il verdetto del Tar, il presidente della Regione Michele Iorio ha voluto sottolineare, per l’ennesima volta, che il San Francesco Caracciolo non chiuderà: “Non abbiamo mai pensato di chiudere l’ospedale di Agnone o ridurre l’offerta dei servizi sanitari. Abbiamo invece voluto adeguare l’intero Sistema sanitario ai nuovi parametri ospedalieri e di medicina sul territorio”, ha commentato il governatore dopo la sospensiva del tribunale amministrativo.

In effetti Agnone, i paesi altomolisani e del vicino Abruzzo hanno bisogno soprattutto di un pronto soccorso efficace. In grado di dare risposte efficaci nella fase della prima emergenza. Mentre appare utopistico pensare a una riapertura del punto nascita. I numeri e il buonsenso non lo consentono. L’Alto Molise – è questo l’impegno della Regione – avrà ancora una sanità efficiente. Così come accade nel resto d’Italia, sarà potenziata la medicina del territorio, ma il presidio ospedaliero non chiuderà.

Anche le recenti comunicazioni della Asrem, l’azienda sanitaria del Molise, dimostrano che la linea del governatore Iorio è chiara: i servizi essenziali non si toccano. Ad Agnone resteranno 50 posti letto, suddivisi in vari reparti. A questi ne saranno aggiunti 40 delle cosiddette residenze sanitarie assistite. Non solo. Restano in piedi anche altre due idee coltivate dai vertici regionali, destinate a sostenere un’economia che ruota essenzialmente intorno all’ospedale.

In futuro il Caracciolo potrebbe infatti ospitare un polo regionale della medicina per lo sport e un centro di formazione continua per il personale medico e paramedico. Chissà che non sia proprio questa la soluzione ideale ipotizzata da monsignor Bregantini. Solo qualche settimana fa l’arcivescovo ha “suggerito” alla struttura agnonese, per sopravvivere, di specializzarsi in qualche settore, “in modo che (l’ospedale, ndr) non diventi concorrenziale, ma integrativo e capace di essere veramente alternativo”.

 

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