Sulla Siria la ‘carta Onu’ della Lega Araba si fa sempre più strada

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Sulla Siria la ‘carta Onu’ della Lega Araba si fa sempre più strada

14 Febbraio 2012

La svolta in Siria potrebbe arrivare con una missione di pace dell’Onu. L’idea della Lega Araba inizia a trovare appoggio in Europa e non solo. "Sosteniamo con forza tutte le iniziative" che mirano a una fine immediata della sanguinosa repressione. Mosca, fa sapere che prenderà in esame la proposta. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha annunciato che la Russia sta esaminando la proposta della Lega Araba di inviare i caschi blu, ma ha ammonito che prima serve un cessate il fuoco.

Da parte sua la Cina auspica "una mediazione politica". Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Liu Weimin, ha precisato che qualsiasi "azione delle Nazioni Unite" dovrà puntare a "porre fine alle violenze nel paese, favorendo il dialogo politico, invece di rendere la questione più complicata". Nel frattempo Damasco prende tempo. Mentre si cerca una soluzione alla crisi siriana, sono ripresi i bombardamenti su Homs, simbolo della resistenza. È il decimo giorno che la città viene attaccata dalle forze di Assad.

Negli Stati Uniti alcuni media si sono scatenati in una offensiva sulla titubanza dell’amministrazione Obama persa, si sostiene, nel tentativo di raggiungere una soluzione multipolare dialogando all’infinito con Russia e Cina. Il Wall Street Journal, con un pezzo molto intenso, ricorda ad Obama il precedente intervento umanitario dell’amministrazione Clinton: l’intervento della NATO in Kosovo senza diretta autorizzazione delle Nazioni Unite. ‘Un modello Kosovo per la Siria’ è il titolo del pezzo di Foujad Ajami, studioso alla Stanford University e co-presidente del Gruppo di lavoro alla Hoover Institution su islamismo e ordine internazionale.

Sicuramente Foujad Ajami avrà letto l’intervista al Daily Telegraph, uno dei più importanti disertori dell’esercito siriano, il generale Mustafa Ahmad al-Sheikh fuggito recentemente in Turchia, da detto che “il regime di Assad non durerà a lungo”, che “l’esercito siriano, ormai è diventato una folle macchina assassina” e che “andrà presto a corto di mezzi e risorse”. Mustafa Ahmad al-Sheikh ha chiesto anche un intervento della comunità internazionale sul modello di quanto accaduto in Kosovo nel 1999.

Il Wall Street Journal predilige la linea americana (dal penchant neo-conservatore?) di matrice unilaterale secondo la quale, per risolvere i problemi del mondo, era necessario adottare un approccio unilaterale che consentisse agli USA una maggiore rapidità di azione e decisione senza passare attraverso lunghi iter diplomatici. Un simile approccio si giustificava anche con la necessità di "esportare" la democrazia e abbattere le dittature. A questa corrente di pensiero fu contrapposta l’idea di una politica mondiale basata sul multipolarismo e in cui fosse l’ONU a farsi carico di dirimere ogni controversia.

Principali promotori di tale visione erano russi e cinesi, già infastiditi dall’intervento unilaterale della NATO in Kosovo quattro anni prima e timorosi che la visione americana potesse azzerare il concetto di sovranità nazionale in modo arbitrario. Tuttavia anche a Londra il ‘premier David Cameron teme che la Siria potrebbe diventare un altro Kosovo, secondo il noto quotidiano britannico ‘London Evening Standard’.

Sembra che Cameron abbia proferito queste parole con riferimento al veto di Russia e Cina sull’intervento in "difesa del popolo siriano", ricordando la dichiarazione del Segretario di Stato Hillary Clinton a ‘pressare’ il marito presidente Bill di dare una risposta chiara ai massacri di Milosevic nei Balcani. Obama guarda alla Siria e pensa all’Iran: i siriani guardano al loro paese e pensano al Libano. Si capisce che dietro alla polemica che oppone l’Occidente a Russia e Cina sulla Siria, si nasconde un gioco molto più complesso che riguarda il rapporto di forze fra sunniti e sciiti, dunque l’intero Medio Oriente.