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“Sulle 139 tessere di via Colaianni il Pdl deve fare subito chiarezza”

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Il congresso barese dello scorso fine settimana, se da una parte ha ridato credibilità ad un PdL che potrà trovare nella costruttiva dialettica interna nuove idee e nuove prospettive, dall’altra ha lasciato il partito alle prese con un mistero che, pur non inficiando la regolarità dei lavori, ne mina tuttavia la completa limpidezza. “Quer pasticciaccio brutto de via Colaianni” è, infatti, il titolo che ironicamente il tg satirico “Striscia la notizia” ha dato ad una serie di servizi che indagano sulla provenienza di 139 tessere di partito false, intestate ad altrettante persone che risulterebbero tutte domiciliate in un sottoscala al numero 10 della stessa via della periferia del capoluogo pugliese. A differenza del romanzo di Gadda che ha ispirato il suddetto titolo, questa vicenda dovrà necessariamente giungere ad una conclusione che ne palesi i colpevoli perché, come dichiara l’onorevole Mantovano in una sua nota, “Il Popolo della Libertà è il maggior partito italiano, ha avuto fino a pochi mesi fa responsabilità di governo nazionale, governa ancora regioni ed enti locali, ha centinaia di migliaia di militanti onesti e motivati: non merita tanto disonore”.

Spetta quindi al neo coordinatore, secondo il deputato salentino, “accertare se si tratta di una iniziativa esterna al Pdl, ovvero se è interna, e in tal caso di individuare l’autore di queste falsificazioni e, chiunque esso sia, di estrometterlo dal Pdl”.  ''Sulla vicenda delle poche tessere del Pdl di Bari assurte agli onori della cronaca, gli uffici del partito stanno effettuando le dovute verifiche'', ha fatto sapere il neo coordinatore eletto Luigi D’Ambrosio Lettieri in una nota in risposta a quella dell’ex sottosegretario, dichiarandosi convinto che il risultato del congresso non ne sia stato assolutamente inficiato. E chissà se queste verifiche prenderanno in considerazione la gaffe dell’onorevole Francesco Paolo Sisto, che ai microfoni di “Striscia la notizia” aveva assicurato che via Colaianni 10 fosse il domicilio di un’associazione e che quelle 139 persone vi fossero regolarmente iscritte, salvo poi essere puntualmente smentito dalle indagini di Fabio e Mingo, inviati della trasmissione, che hanno accertato come quel sottoscala sia, in realtà, la sede di una società di consulenze.

La necessità, comunque, è che si faccia subito chiarezza sull’intera faccenda. A richiederlo, oltre a Mantovano e soprattutto all’onore del partito e dei suoi militanti veri, anche Filippo Melchiorre, consigliere comunale e candidato al coordinamento vicario, che proprio durante il suo intervento nella fase congressuale di dibattito aveva portato alla luce l’anomalia delle tessere false, ponendo sul caso l’attenzione  e che poi, in una conferenza stampa indetta per commentare l’esito dello stesso congresso, ha fatto notare che “nessuno di quei 139 tesserati di via Colaianni è venuto a votare, prova tangibile del fatto che segnalare questa situazione come sospetta non fosse una cosa del tutto campata in aria. Speriamo – ha aggiunto – che il colpevole non sia interno ma esterno al partito”. Il PdL di Bari, come affermato dal consigliere regionale Domi Lanzilotta, “ha conosciuto, con il recente congresso cittadino, la strada del confronto”: dovrà perseguirla nei fatti, facendo sì che “l’unità e il coinvolgimento non restino solo propositi da ‘comunicato stampa’ ma ci si impegni realmente e lealmente per il nuovo corso del Popolo della Libertà”. E c’è bisogno che tutto ciò avvenga nella più assoluta limpidezza per ridare lustro al partito e costruire davvero un’alternativa seria e forte alla sinistra e ad Emiliano.

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