Sulle imprese il fisco diventa meno pesante

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Sulle imprese il fisco diventa meno pesante

25 Novembre 2008

La crisi ha posto in primo piano il problema e la necessità di un concreto sostegno fiscale alle imprese.

In questo campo si può distinguere tra misure “di facciata” e misure “di peso”. Quelle pensate dal Governo rientrano senz’altro in questa seconda categoria.

Particolarmente importante è l’introduzione dell’IVA per cassa, cioè il versamento dell’IVA solo dopo il suo effettivo incasso e non dopo la mera fatturazione; metodo attraverso il quale, in sostanza, le aziende hanno fino ad oggi finanziato lo Stato con i crediti IVA. Ogni anno infatti le imprese italiane movimentano quasi 100 miliardi di Euro di IVA, di cui circa 80 miliardi sono relativi agli scambi interni. Ma dall’emissione della fattura al suo pagamento passano diversi mesi. Le imprese, dunque, per incassare, devono fatturare e dopo aver versato l’IVA nelle casse dell’Erario, dovendo comunque continuare a spendere, investire, pagare commesse etc, devono allora ricorrere al sistema creditizio, con tutti gli ulteriori oneri che ne conseguono.

Per le imprese che versano l’IVA mensilmente (circa 500.000), il vantaggio immediato sarà di circa 630 milioni di Euro. Per quelle che pagano invece l’IVA trimestralmente (più di 5 milioni), il vantaggio sarà di 42 milioni di Euro. In questo modo inoltre le imprese, in particolare quelle medio-piccole, potranno destinare a investimenti le risorse finanziarie attualmente dirette al prefinanziamento dell’IVA.

Ma un altro rilevante vantaggio è legato al fatto che almeno il 1,6% delle fatture non vengono poi pagate. Su questi mancati pagamenti, però, fino ad oggi, le imprese, oltre a sopportarne l’onere economico, ci pagavano anche l’IVA (oltre al danno, la beffa). Spostando il momento del versamento dell’IVA a quello dell’incasso, invece, il mancato gettito resterebbe a carico dello Stato. Tale misura però deve avere il placet comunitario (l’IVA infatti è un’imposta comunitaria).

Nel Regno Unito, per non rischiare di incorrere nelle censure dell’Unione Europea, infatti, il regime dell’IVA per cassa è stato previsto solo come opzionale e comunque riservato ai contribuenti al di sotto di una soglia massima di fatturato (in Italia potrebbe essere tra 30.000,00 e 100.000,00 Euro). Il modello inglese poi prevede che il soggetto che vuole accedere al regime “agevolato” deve essere in regola con gli adempimenti fiscali e non deve aver subito condanne IVA nell’anno precedente, né deve avere concluso accertamenti con adesione. Il governo inglese, comunque, come misura anticrisi e per incentivare i consumi, anche se solo per un periodo determinato della durata di uno o due anni, ha annunciato anche il taglio dell’aliquota IVA dal 17,5% attuale al 15%

Un’altra misura “pesante” sarebbe poi quella della deducibilità dell’Irap dall’imposta sui profitti delle imprese. In questo caso la misura vale circa 8,5 miliardi di Euro (il 27% cioè – l’aliquota attualmente prevista per l’Ires – di 32 miliardi di Euro – attuale gettito Irap) e dunque si scontra (almeno nella sua integrale fattibilità) con i soliti vincoli di bilancio. Una soluzione di mezzo potrebbe essere però un alleggerimento dell’Irap almeno sulla sola parte della componente costo del lavoro (con una deducibilità quindi del 10% – 15%).

Infine la detassazione degli utili reinvestiti. Già in passato Tremonti l’ha introdotta e si è rivelata molto utile al sistema paese.

Detto questo, proviamo però un po’ a sognare, pensando a ciò che è recentemente successo in Polonia, dove, dal prossimo anno, nonostante la crisi e la recessione, le imposte sul reddito delle persone fisiche passeranno dalle tre aliquote attuali del 19%, del 30% e del 40%, a due sole aliquote del 18% e del 32%. La tappa finale dovrebbe essere poi l’introduzione di un’aliquota unica (la famosa flat tax) del 15%. Per le imprese del resto la flat tax è già in vigore, con aliquota al 19%. Pur riducendosi nell’immediato le entrate per lo Stato, si spera infatti che, nel medio e lungo periodo, anche i conti pubblici, tramite l’aumento dei consumi, beneficeranno della maggior crescita. Del resto anche il Fondo monetario internazionale, nel rivolgersi ai Paesi OCSE, ha consigliato di affrontare gli effetti della crisi diminuendo il carico fiscale. Ma, per ora, accontentiamoci dell’IVA per cassa.