Sulle trivellazioni delle coste molisane solo un polverone e nessun rischio

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Sulle trivellazioni delle coste molisane solo un polverone e nessun rischio

29 Aprile 2011

La tutela dell’ambiente è un tema molto sentito dai cittadini, ma spesso vengono lanciati allarmi che destano preoccupazione nella popolazione senza motivazioni fondate. È il caso delle trivellazioni che dovrebbero essere avviate in mare, al largo della costa molisana. Da quando se ne è cominciato a discutere – mesi fa – ogni volta si è alzato un polverone.

Tutto è nato quando una società di trivellazioni, la irlandese Petroceltic, ha chiesto le autorizzazioni per ispezionare il mare al largo delle coste molisane, abruzzesi e pugliesi, alla ricerca di petrolio. Di lì in poi, fino a oggi, è stato un susseguirsi di proteste e manifestazioni annunciate (ce n’è una in programma per gli inizi di maggio) per dire “no” alle trivellazioni che potrebbero danneggiare l’ambiente.

Ma il “no” agli interventi pericolosi è stato già detto dal governo: con il decreto 128 del 2010 si stabilisce, infatti, il divieto delle “attività di ricerca”, di “prospezione”, nonché di “coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare” all’interno del perimetro delle aree marine e costiere “a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali”.

Tutto per garantire la “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”. E il limite entro il quale non si può toccare nulla è posto a dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale.

La zona per cui la Petroceltic ha inoltrato la richiesta è – stando a quanto si evince da alcune mappe predisposte dal ministero dell’Ambiente – almeno al doppio della distanza di dodici miglia dalla costa. Non solo. Stando a quanto hanno confermato alcuni parlamentari della zona che stanno seguendo da vicino la questione, è probabile che finita la prima fase di trivellazioni (quella di ricerca e valutazione), per estrarre poi effettivamente il petrolio si debba riattivare tutta la procedura per le autorizzazioni, compresi i confronti con gli enti locali interessati.

A rassicurare tutti ci ha pensato anche il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che nel corso di una riunione ha messo in chiaro la tipologia e la qualità delle verifiche che sono state svolte, “coinvolgendo – si apprende da una nota del ministero – i massimi organi istituzionali in materia di tutela ambientale (ISPRA)”. Gli accertamenti svolti, si legge ancora nella nota, “corredati da autorevolissimi e rigorosi pareri tecnico-scientifici, sono tali da escludere qualsiasi conseguenza del programma di ricerca sull’ecosistema”.

Dal ministro è arrivata anche la conferma che ci sarà “la convocazione formale di una conferenza di servizi, per una maggiore informazione, trasparenza e coinvolgimento di tutte le istanze del territorio, prima della conclusione dell’iter autorizzatorio”. Insomma, anche stavolta tanto rumore per nulla.