Sulle trivellazioni Pagano replica a Vendola e rifiuta le strumentalizzazioni

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Sulle trivellazioni Pagano replica a Vendola e rifiuta le strumentalizzazioni

21 Aprile 2011

di V. F.

Da una parte la demagogia. Dall’altra la concretezza. Da una parte il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Dall’altra il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Nazario Pagano. Al centro, la questione delle ricerche petrolifere in mare al largo delle isole Tremiti, sulla quali nei giorni scorsi è arrivato il parere positivo del ministero dell’Ambiente.

Bene ha fatto, il governatore della Puglia a puntualizzare la sua opposizione all’autorizzazione da parte del Governo. Ma perché prendersi la briga di accusare – infondatamente – la regione Abruzzo di inerzia? Probabilmente solo per il gusto di sollevare polemiche su un tema diventato particolarmente scottante, specie in quest’ultimo periodo, con il dibattito sull’energia alle stelle. Troppo facile strumentalizzare e cavalcare l’onda dell’emotività.

Ma il presidente Pagano non ci sta e rispedisce al mittente, con gli interessi, tutti i maldestri tentativi di polemica. Perché da sempre, ancor prima dei proclami del governatore della Puglia, la convinzione sul punto dell’Abruzzo è stata chiara. Risale a un anno fa, infatti, la presa di posizione del Consiglio regionale che, ricorda Pagano, ha approvato una proposta di legge alle Camere, presentata dal gruppo consiliare di Italia dei Valori, con la quale si è chiesto al Parlamento nazionale di vietare qualsiasi iniziativa di ricerca o estrazione di idrocarburi nel mare Adriatico dimostrando profonda sensibilità e maturità verso questo delicato argomento . Perciò, precisa Pagano: “il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, anziché alzare il livello di demagogia politica, si unisca all’Abruzzo e con atti legislativi”.

E di concreto l’Abruzzo ha già fatto molto. In qualità di componente della Conferenza delle Assemblee regionali d’Italia, Pagano ha infatti trasmesso la proposta di legge ai presidenti delle Regioni italiane che si affacciano sull’adriatico affinché si attivino attraverso l’adozione di interventi di analogo contenuto.“Maggiore è la condivisione delle Regioni interessate al problema, infatti, più concreto sarà l’esito positivo in Parlamento”, spiega il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo. “Insieme con i colleghi presidenti delle Assemblee regionali pugliese e molisana, Introna e Picciano, abbiamo già concordato di convocare i consigli regionali in seduta comune per affrontare la problematica”

Perché quello che serve, di fronte a questioni di interesse generale, è la condivisione e non certo la strumentalizzazione, travestita da scontro politico. Ragioni e motivazioni valide: è ciò che le istituzioni locali dovranno portare all’attenzione del Governo per stimolare una riflessione, un confronto, che potrà indurre ad un dietro front il ministero dell’Ambiente. D’altro canto il ministro Prestigiacomo ha già promosso un incontro istituzionale subito dopo Pasqua, proprio per valutare con i rappresentanti delle istituzioni interessate, i pro e i contro delle indagini geosismiche nel mare Adriatico.

Un’apertura accolta con favore e che la dice lunga sulla disponibilità al dialogo. Un modo per mettere il territorio nella giusta condizione di serenità per affrontare un tema, che al di là di semplicistiche battaglie ideologiche, ha implicazioni importanti e complesse. Da un lato, infatti, c’è un prezioso patrimonio naturalistico e l’interesse dell’economia turistica. Dall’altro però c’è un’emergenza energetica che deve essere affrontata e risolta con responsabilità e maturità.

Non si può ignorare il fatto che l’Italia dipende da fonti energetiche straniere, che le nostre aziende e le nostre famiglie pagano il doppio delle bollette dei Paesi che ci circondano. Paghiamo il fatto di non essere autosufficienti e quindi la maggior parte del fabbisogno energetico siamo costretti a cercarlo altrove. E’ importante che la politica stia dalla parte giusta, che è quella dei cittadini e non dell’interesse. Ma questo significa anche valutare correttamente le ipotesi in campo, senza scadere nella demagogia e nel terrorismo. Perché a volte il rischio percepito è ingiustamente superiore alla consapevolezza del vantaggi finali.