Sulle unioni civili niente compromessi al ribasso

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Sulle unioni civili niente compromessi al ribasso

02 Settembre 2015

L’emendamento Fattorini all’art.1 del ddl Cirinnà, un emendamento che aggancia esplicitamente le unioni civili all’art. 2 della Costituzione (in cui si riconoscono e garantiscono i diritti dell’uomo "sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità") è passato ieri a maggioranza, con i voti del Pd e del Movimento 5 Stelle.

 

L’emendamento, proposto dall’area cattolica del Pd, definisce le unioni civili tra persone dello stesso sesso una “formazione sociale specifica”: si vuole introdurre insomma un istituto ‘specifico’ per evitare confusioni ed equiparazioni forzate al matrimonio, tutelato invece dal ben noto art. 29 della nostra Carta costituzionale.

 

Fa piacere che in Commissione Giustizia al Senato qualcuno si sia accorto che c’è una differenza sul piano costituzionale tra la famiglia tradizionale e le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ma questo “piccolo passo avanti”, come ha detto il senatore Giovanardi, non è sufficiente a persuadere chi in Parlamento si oppone al DDL Cirinnà.

 

Sostanzialmente per due motivi. Il primo lo spiega bene lo stesso Giovanardi: il Nuovo Centrodestra, che si è astenuto sull’emendamento (insieme alla Lega), «continuerà a votare contro» il DDL perché «così com’è apre all’utero in affitto, alle adozioni e alla reversibilità». Tanto più che «non si capisce perché quei diritti» – evocati dall’emendamento – «valgano solo per le persone omosessuali».

 

Concetto ribadito dall’onorevole Eugenia Roccella che parla di «modifiche assolutamente non decisive e significative,» lamentando «il silenzio assordante» dei Democratici «sull’adozione e sull’utero in affitto», spia di una «mancanza di disponibilità» a intervenire su questi aspetti della legge. Come dire, chi si oppone al DDL percepisce l’emendamento come una sorta di compromesso al ribasso, una specie di ‘liberi tutti’, una legittimazione per tutti quei parlamentari che adesso, anche nel fronte moderato, voteranno sì alla legge pensando davvero che non parli di famiglie…

 

Eppure «se un animale abbaia come un cane, ragionevolmente è un cane,» sintetizza il senatore Sacconi. «La descrizione di questa ‘formazione sociale’ è quella del matrimonio. Bene hanno fatto i rappresentanti di AP in Commissione e la rappresentante della Lega a esprimere un voto di astensione che, come è noto, in Senato ha lo stesso significato del voto contrario».

 

Arriviamo così alla seconda ragione per cui l’emendamento non convince. Se come dice Sacconi siamo davanti a una scorciatoia, se l’espressione ‘formazione sociale’ è incollata su un testo che dice altro, ci penseranno i pronunciamenti della corte europea sugli eventuali ricorsi presentati in Italia alla legge a smontare questo artificio.

 

In passato, i giudici europei hanno già dimostrato di non tenere in grande considerazione i riferimenti impliciti fatti dai legislatori nazionali, bensì di guardare alla sostanza delle cose, ai diritti attribuiti, e se si dà come diritto la reversibilità della pensione, se si introduce il criterio della stepchild adoption, è di famiglie che stiamo parlando.

 

Ecco perché al di là delle buone intenzioni, e delle eventuali altre proposte che circolano nel Palazzo su fantomatiche leggi parallele utili a normare le questioni più controverse (filiazione e utero in affitto), in realtà una cosa sola conta. Bisogna fare chiarezza sul DDL Cirinnà, nel DDL, e capire una volta per tutte di cosa stiamo parlando e che cosa si sta davvero votando.