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Sull’Iraq McCain appoggia Bush contro i democratici

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Sul bill che finanzia la campagna militare in Iraq, il braccio di ferro tra la presidenza Bush e la maggioranza democratica al Congresso continua e si intreccia con la campagna elettorale per le primarie che designerà i due candidati alle elezioni presidenziali del prossimo anno.

L’oggetto del contendere è la pretesa dei democratici di inserire nella legge che stanzia circa 100 milioni di dollari per le campagne in Afghanistan e in Iraq una chiara indicazione temporale sul ritiro delle truppe da Baghdad. Nella versione approvata dalla Camera dei Rappresentanti tutte le truppe in Iraq dovrebbero essere ritirate entro il 31 agosto 2008, mentre nel testo votato dal Senato il ritiro dovrebbe iniziare tre mesi dopo l’entrata in vigore della legge per concludersi entro il 31 marzo 2008.

Dal suo canto, il presidente Bush ha da tempo annunciato che porrà il veto alle due leggi, sostenendo che non ha senso indicare una data del ritiro prima che la situazione nel paese sia stabilizzata e la sicurezza gestita in modo accettabile dal legittimo governo iracheno. Nel caso in cui il presidente ponesse il veto, il Congresso potrebbe approvare il bill solo con una maggioranza dei due terzi dei voti, che al momento i democratici non hanno salvo massicce e clamorose defezioni nelle file repubblicane. Quest’ultima è un’eventualità abbastanza remota ma non impossibile, considerando che alcuni repubblicani hanno già votato con i democratici il bill in questione, e che la guerra in Iraq è divenuta molto impopolare presso l’opinione pubblica americana. 

La novità dei giorni scorsi è che il presidente ha invitato alla Casa Bianca i leader della maggioranza democratica in Congresso, per uscire dallo stallo che si profila tra le parti in campo. Tuttavia, come riporta il solitamente ben informato Washington Post, “Bush ha chiarito che non sta arretrando dalla sua richiesta chiave, un bill “pulito” senza dead line artificiali per il ritiro né restrizioni ai comandi che operano sul campo”. Se i democratici insisteranno nell’inserire un indirizzo politico sulla guerra nella legge di finanziamento, ha ribadito il presidente in un discorso ai veterani di guerra riuniti a Fairfax, non esiterà minimamente a mettere il suo veto. Da parte loro, i leader democratici della maggioranza alla Camera e al Senato, Nancy Pelosi ed Henry M. Reid, hanno fatto capire che non parteciperanno ad un incontro che imponga tali pre-condizioni al negoziato.

Nel dibattito è intervenuta un’altra importante voce repubblicana, John McCain. Il senatore che ha criticato duramente l’amministrazione Bush su Abu Ghraib e ha imposto nel 2005 un bill %0Abipartisan che vieta senza eccezioni la tortura, stavolta difende a spada tratta la linea presidenziale. Forte anche della sua esperienza di reduce del Vietnam, McCain aveva già proposto ben prima di Bush, ed in contrasto con la dottrina Rumsfeld, di inviare massicci rinforzi per stroncare una volta per tutte la guerriglia in Iraq. Parlando il 10 aprile al Virginia Military Institute, il senatore ha affermato con forza che “l’America ha un interesse vitale ad impedire che l’Iraq diventi una sorta di selvaggio west per i terroristi come lo era l’Afghanistan prima dell’11 Settembre. Lasciando l’Iraq prima che vi sia un governo stabile noi rischiamo proprio questo, e la conseguenza potenziale di permettere un santuario terrorista in Iraq è un altro 11 Settembre o peggio”.

Secondo l’International Herald Tribune, l’appoggio alla guerra in Iraq sta indebolendo la posizione di McCain nella corsa per la nomination repubblicana alle presidenziali 2008. Tuttavia, difficilmente ciò scoraggerà un combattente come il senatore, che rimase cinque anni e mezzo prigioniero dei vietcong mentre il padre era il comandante in capo delle truppe americane in Vietnam pur di non cedere al ricatto dei sequestratori.

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