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Sullo scudo stellare è ancora scontro tra Stati Uniti e Russia

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La seduta del Consiglio Nato-Russia svoltasi il 19 Aprile a Bruxelles ha affrontato il tema che da alcuni mesi anima i rapporti tra Washington e Mosca, nonché tra Mosca e diversi paesi europei: il dispiegamento in Polonia e Repubblica Ceca delle componenti di un sistema antimissilistico americano, necessarie ad intercettare e distruggere in volo eventuali missili lanciati da est o da sud est contro il Nord Europa o gli Stati Uniti.

Il piano è stato proposto per la prima volta in ambito Nato dagli Stati Uniti nel 2002, rivolto in particolare ai partner cechi, ungheresi e polacchi. Nel gennaio del 2007, l’Amministrazione americana ha chiesto formalmente a Repubblica Ceca e Polonia l’autorizzazione ad istallare nei propri territori rispettivamente il sistema di avvistamento radar ed una decina di missili intercettori. Lo scopo dichiarato è prevenire ed annullare qualsiasi minaccia missilistica proveniente dai “rogue states” del Medio Oriente, ed in particolare dall’Iran che con i missili Shabab 3 è già in grado di colpire il territorio dell’Unione Europea con testate che, in un prossimo futuro, potrebbero contenere anche ordigni nucleari.

L’istallazione di tali missili ha tuttavia suscitato le ire di Putin, che nel discorso dello scorso 10 febbraio ha usato toni quasi da Guerra Fredda, accusando duramente gli Stati Uniti di destabilizzare con tale politica unilaterale ed arrogante l’intera Europa orientale. Di fronte a tale importante questione l’Unione Europea si è presentata come al solito divisa, tuttavia in misura minore rispetto al passato e soprattutto secondo linee diverse dallo stereotipo di “vecchia” e “nuova” Europa.

La Francia ad esempio, vista anche l’impasse politica dovuta alla campagna elettorale per l’Eliseo, non ha preso ufficialmente posizione ma secondo Le Monde “esiste a Parigi una corrente favorevole al sistema antimissile percepito come una soluzione possibile, e per di più gratuita per gli europei, di fronte alla minaccia iraniana”. In Germania la questione rischia di spaccare la Grosse Coalition, con la CDU favorevole allo scudo antimissilistico e la SPD che si preoccupa maggiormente dei rapporti con Mosca seguendo la linea inaugurata dal suo ex leader Schroeder, ora stipendiato direttamente dal Cremlino. La filo-americana Ungheria invece ha rifiutato la proposta di ospitare sul suo territorio dei componenti di tale sistema, preoccupata che ciò possa avere riflessi negativi sulle sue forniture %0Aenergetiche controllate dalla compagnia russa Gazprom. Va inoltre tenuto presente che tale scudo lascerebbe scoperti rispetto alla minaccia missilistica iraniana alleati della Nato come la Turchia e la Grecia.

Gli americani si sono sforzati di rassicurare la Russia e gli alleati europei più dubbiosi che il sistema anti missile non è rivolto contro Mosca. In effetti tecnicamente non può esserlo, per due semplici motivi: i missili intercettori che si prevede di dispiegare in Europa sono poche decine, mentre l’arsenale russo conta migliaia di testate nucleari; le postazioni in Polonia e Repubblica Ceca sarebbero troppo vicine alle rampe di lancio russe per dare il tempo necessario al missile intercettore di seguire la traiettoria corretta per centrare il bersaglio.

Il motivo della levata di scudi di Mosca non risiede dunque nella sostanza del progetto antimissilistico, ma nella più ampia politica russa verso l’Occidente. Politica che ha il primo obiettivo di dividere i paesi europei tra di loro e rispetto agli Stati Uniti, in modo da aumentare il peso mondiale di Mosca e tornare ad essere una grande potenza. Un interessante commento sul Financial Times del 13 aprile nota come “a questo scopo Putin ha usato le risorse di petrolio e gas per seminare discordia tra i suoi vicini. Nella difesa missilistica ha visto un’altra opportunità di creare divisione”.

Date tali premesse il vertice Nato-Russia non poteva certo concludersi con una soluzione condivisa, tuttavia si è registrato da parte russa un netto abbassamento dei toni rispetto alla retorica bellicosa delle settimane precedenti. Ciò è dovuto al fatto che il Cremlino sta negoziando su più tavoli con l’Occidente, ed un cedimento russo sul sistema di difesa antimissilistico può essere la contropartita secondo Le Monde per concessioni da parte americana su “l’ingresso della Georgia nella Nato, il dibattito all’ONU sull’indipendenza del Kossovo, la candidatura russa al WTO”.

Sembra evidente dunque che se non si può parlare di un ritorno alla Guerra Fredda non si può più neanche sperare, per ora, che la Russia costruisca un legame stabile con la Nato e l’Ue sulla base di comuni valori di stampo occidentale. La Russia di Putin è tornata una potenza mondiale a sé stante che persegue i suoi obiettivi in gran parte contrapposti a quelli europei e americani, e la cosa migliore da fare da parte occidentale è prenderne atto e sedersi al tavolo delle trattative come si usa tra potenze mondiali cordialmente rivali: cioè, come diceva Theodore Roosevelt, “parlando a bassa voce e tenendo sotto il tavolo un nodoso bastone”.  

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1 COMMENT

  1. Scudo stellare
    Senza voler entrare nei bizantinismi della politica per moltissimi palestra
    di antiche e velleitarie pretese di democrazia cristallina,mi sembra del tutto comprensibile l’irritazione della Russia per la decisione di Bush di installare in Europa ai suoi confini le presunte basi missilistiche.
    Del resto lo aveva annunciato ufficialmente prima dell’attentato dell’11 Settembre, quindi la storia del terrorismo e degli stati canaglia mi sembra
    somigli del tutto a quella con la quale ha indotto l’Europa a credere alle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
    Ma sarebbe sufficiente ricordare che storicamente Napoleone e un certo Hitler l’hanno messa a ferro e fuoco con milioni di morti e devastazioni senza pari nella stessa Europa, per cui nè Stalin e nè Putin ma soltanto ed unicamente il popolo russo hanno il diritto sacrosanto di ribellarsi alla
    presenza di qulunque arma ai suoi confini.

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