Sully è stato bravo ma anche fortunato
17 Gennaio 2009
di Redazione
Secondo gli esperti, il pilota che giovedì ha evitato la tragedia facendo atterrare il suo A320 sul fiume Hudson, avrebbe dimostrato al contempo bravura e fortuna.
Chelsey B. “Sully” Sullenberger III, ha senz’altro dalla sua una buona stella, questo dicono gli esperti di aviazione americani. Un pilota deve essere sempre in grado di poter valutare le reazioni del suo aereo, sia che si perda energia dai motori, sia che un improvviso incendio metta a repentaglio la cabina di pilotaggio. Ci sono però incidenti che non sono coperti nelle esercitaizioni perchè mai accaduti.
Quando l’Airbus A 320 della American Airlines ha perso entrambi i motori poco dopo essere decollato, Sully ha avuto la prontezza di riflessi di tenere il muso del veivolo sopra lo stallo mentre controllava con cautela la posizione dei flaps sulle ali in modo da riuscire a planare fino all’impatto con l’acqua. Una manovra da asso della cloche, ma anche le circostanze sono state favorevoli al capitano dell’American Airlines.
In quello che è stato presto ribattezzato “Miracle on the Hudson”, l’abilità di Sully ha fatto in modo che l’aereo (piuttosto nuovo, visti i suoi 9 anni di servizio) riuscisse a planare sull’acqua in maniera perfetta. Per il resto c’entra la fortuna: il fatto che l’aereo sia rimasto a galla a permesso a tutti e 150 i passeggeri di rimanere vivi.
In genere quando un pilota si accorge che i suoi motori non hano spinta a sufficenza, inizia a pensare a dove poter atterrare. Nel caso di Sully, però, i due motori hanno fatto cilecca in contemporanea (pare che l’areo abbia “inghiottito” uno stormo di uccelli), questo non ha lasciato tempo al pilota, il quale orami non poteva più fare ritorno a La Guardia, né provare l’atterraggio nel piccolo areoporto di Teterboro, senza rischiare di schiantarsi in una zona affollata della città. Per questo il pilota ha deciso di ammarare nell’Hudson, decisione saggia ma anche l’unica a disposizione del capitano della American.
