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Svizzera, al via referendum per espellere criminali stranieri

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La Svizzera, domenica, gli tornerà a pronunciarsi in un referendum sulla proposta avanzata dal partito della destra populista UDC: espellere in maniera automatica i criminali stranieri anche nel caso di reati minori. Sei anni fa il 52,9% di voti approvò una proposta simile, ma meno dura. Gli elettori, infatti, saranno chiamati a schierarsi su una proposta che allunga la lista dei reati che darebbero il via a un'espulsione immediata dal paese. 

 

La proposta è chiara: qualsiasi straniero che negli ultimi 10 anni si fosse macchiato di un qualsiasi reato verrà espulso anche se colpevole di reati considerati minori come "lesioni corporali semplici" o anche soltanto per aver preso parte ad una "una rissa". 

 

Sebbene la proposta dell'Udc-Svp  sia considerata, dagli altri partiti e dai sindacati, contraria alle "regole fondamentali" della democrazia svizzera, il partito populista ha incentrato una intera campagna di opinione proprio sull'allarme contro "l'immigrazione di massa" e il numero di moschee che proliferano nel paese. 

 

Secondo i dati diffusi dall'ufficio statistico, nel 2014, stando a quanto previsto dal nuovo codice penale adottato l'anno scorso,  avrebbero potuto essere espellere 3900 stranieri contro la media di 500 sino ad oggi. Se le nuove norme previste dovessero essere approvate dal referendum, la cifra salirebbe a 10.200. L’Udc ricorda che “sette detenuti su dieci sono stranieri” e invita gli elettori a rispondere con un "sì" al quesito.  "Gli stranieri che commettono delitti gravi ma anche gli stranieri pregiudicati e recidivi non meritano di restare sul nostro territorio" dice l' Svp. 

 

Gli ultimi exti poll danno un 49% contrario alla proposta Udc e un 5% di indecisi. Domenica si voterà anche su varie altre proposte, tra cui quella della costruzione di un secondo tunnel alpino sotto il San Gottardo. 

 

Intanto poco più a sud della Svizzera, il governatore della Lombardia, Maroni durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Corte dei Conti ha spiegato: "La nostra non è una legge antimoschee, è una legge che regolamenta la realizzazione degli edifici di culto e che prevede la possibilità, per i sindaci, di programmare e, per i cittadini, di fare un referendum. Cosa buona e giusta e che pone fine alle strutture abusive. Non c'entra niente la libertà di religione, che è garantita, ci sono delle regole per realizzare luoghi di culto".


E  ci ha tenuto a precisare che quella lombarda "non è una legge anti-moschee" ma "è una piccola modifica di una legge preesistente su cui nessuno ha avuto da ridire". "Siccome noi abbiamo modificato i meccanismi attraverso cui i comuni 'possono' programmare, penso che l'obiezione sia i comuni 'devono' e non solo 'possono'. “ Il governatore ha poi concluso che "se è questo lo risolveremo, ma confido che non c'entrino i grandi principi a cui tutti si rifanno adesso".  

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