Svizzeri votano su immigrazione, Schengen e “topi”

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Svizzeri votano su immigrazione, Schengen e “topi”

04 Febbraio 2014

La Svizzera il 9 febbraio deciderà con un referendum se sospendere il trattato di Schengen con l’Unione Europea. Attualmente, in Svizzera, un lavoratore su cinque e’ straniero e la proposta del partito di destra Udc di chiudere la porta ai cittadini comunitari e ai trans-frontalieri sembra sia guadagnando consenso nella popolazione come dicono gli ultimi sondaggi. 

La comunità imprenditoriale elvetica, parliamo delle grandi aziende, sembra meno convinta della stretta sulla immigrazione anche se il problema, comune anche ad altri paesi europei, e’ che servono manodopera e competenze qualificate (in Svizzera un terzo del personale sanitario e’ immigrato). Il referendum ha assunto anche un valore controverso per via della campagna dal sapore anti-italiano sui "ratti", i lavoratori trans frontalieri e i padroncini del nord Italia, che farebbero una concorrenza sleale ai piccoli produttori indigeni.

Qualche considerazione. La prima e’ che non dovrebbe sorprenderci più di tanto il fatto che la Svizzera abbia deciso di indire il referendum considerando lo splendido isolamento a cui storicamente si è votato il Paese di Guglielmo Tell, un particolarismo di ascendenze romantiche ed herderiane destinato a entrare in contraddizione con la circolazione dei capitali e delle merci propria della fase avanzata della globalizzazione.

La seconda considerazione e’ che non si tratta di fenomeni isolati. Nei mesi scorsi, anche la Gran Bretagna del premier Cameron appoggiata dalla Germania della Cancelliera Merkel ha chiesto che siano rivisti e allungati i tempi che permettono ai cittadini neo comunitari di muoversi liberamente nella Unione grazie a Schengen. Resta da chiedersi però quanto la politica delle quote intra europee perseguita dalla Svizzera favorisca realmente l’incontro tra domanda e offerta di lavoro qualificato e se sia di stimolo al libero mercato. 

Mario Chiesa, delegato dell’Udc al Gran Consiglio svizzero, fa sapere che "gli artigiani", in prevalenza italiani, "che entrano in Svizzera, fanno il loro lavoro e tornano a casa" non sono più così benvenuti, tanto da scegliere lo slogan sulle pantegane che rosicchiano formaggio ovvero ricchezza nazionale. Sarà. Ma a livello europeo i sondaggi ci dicono che l’immigrazione più apprezzata e’ flessibile, in perenne movimento, quella di chi arriva in un Paese, ci resta qualche tempo e poi torna a casa propria o si sposta altrove.