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Tagli alla Camera, sindacati sul piede di guerra

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Considerando i problemi dell'economia reale lascia un po' interdetti l'entusiasmo con cui la presidenza della Camera procede a fanfare spiegate sulla strada dei tagli ai costi della politica. Nobile battaglia, visto che il nostro parlamento continua ad essere uno dei più spendaccioni in Europa, ma che se pure fosse vinta non avrebbe risolto la situazione generale del Paese.

Oggi l'ufficio di Presidenza di Montecitorio ha annunciato oltre 5 milioni e mezzo di tagli comprensivi di una riduzione del 25 per cento delle spese per il personale di segreteria dei deputati con cariche e una stretta ai contributi per i gruppi. Raggiante Marina Sereni (Pd), vicepresidente della Camera, che lo definisce un "segno concreto di buona amministrazione e di buona politica".

Ma Boldrini e Sereni farebbero bene a muoversi con prudenza visto che di fronte a loro si erge il moloch dell'amministrazione di Montecitorio, cioè la spesa per i dipendenti della Camera. Lo stipendio medio qui si aggira sui 150mila euro all'anno, 5 volte la somma percepita da un normale dipendente pubblico, 4 volte quanto prendono i dipendenti del parlamento inglese, e le sigle sindacali dei lavoratori della Camera, annusata l'aria, sono scese sul piede di guerra. 

La solita storia. Tocchi la spesa pubblica e i sindacati alzano la testa a difesa dei privilegi scambiati per garanzie. Lo ha spiegato in passato anche il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, nel board dei saggi impegnati sulle riforme economiche. Rossi è convinto che una delle riforme più urgenti per l'Italia è quella che riguarda l'organizzazione del lavoro, ovvero il ruolo giocato dai sindacati e "la distanza del diritto dai problemi prioritari della società".

Se il tasso di sindacalizzazione in Italia è uno dei più alti in Europa come mai questo non produce sviluppo o crescita tali da migliorare la situazione complessiva dei lavoratori? Come dire, in bocca al lupo alla nuova presidentessa della Camera se ha deciso di darci un taglio con le spese e gli "stipendi pazzi" dei suoi dipendenti, ma come al solito, invece di guardare alla pagliuzza, sarebbe opportuno occuparsi della trave. Degli anacronismi, dell'ideologismo, dei ritardi del nostro sistema sindacale. Per adesso, Boldrini assicura che la cinghia può e deve essere tirata ma "d'accordo con i sindacati".

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