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Governo in bilico

Tanto popolare quanto in difficoltà. Lo strano caso di Giuseppe Conte

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“Se avete intenzione di fornirci i soliti aiuti, ve li potete tenere. Faremo da soli”. Con questo forte messaggio recapitato in streaming ai suoi colleghi capi di governo e di Stato europei, Giuseppe Conte si è lanciato in una sfida che definirà sia il destino della gestione economica dell’emergenza Coronavirus che il suo personale futuro politico. Nelle ultime ore si erano levate fortissime le voci che vedevano una parte molto ampia delle forze parlamentari disposte a sostenere un governo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi che, l’altro ieri, aveva rilasciato un’intervista al Financial Times in cui auspicava che gli Stati e le banche adottassero tutte le misure possibili per sostenere economicamente le aziende in difficoltà e un debito pubblico che crescerà per tutti i Paesi dell’Ue.

E qui si gioca la partita in ambito internazionale: i Paesi del Nord Europa non vogliono sentir parlare di aiuti ad hoc per l’Italia e chiedono che si ricorra al MES, il meccanismo di stabilità. In pratica questo comporterebbe un commissariamento del nostro Paese, esattamente come accadde qualche anno fa per la Grecia e a poco sembra per ora essere servita la lettera che Conte aveva scritto prima della riunione di ieri (firmata anche da Macron), in cui si chiedeva di affrontare con strumenti finanziari nuovi questa emergenza.

Dunque, se è vero che non aveva mai potuto contare su un livello di popolarità e di apprezzamento così alto, Conte si trova stretto in una morsa dalla quale non sarà facile uscire anche perché il rapporto che lo lega al Presidente della Repubblica sembra essere non più così idilliaco se, come sembra, Mattarella avrebbe costretto “Giuseppi” sia a coinvolgere di più le opposizioni per la stesura del prossimo decreto “Cura Italia”, sia a rivolgersi più spesso alle Camere, le quali si erano viste praticamente esautorate dai loro doveri. Inoltre, al Colle non avrebbero affatto gradito i diversi messaggi rilasciati dal nostro Premier attraverso la sua pagina Facebook, non considerata uno strumento istituzionalmente adatto per comunicare decisioni comunque epocali nella storia del Paese.

L’esito di questa intricata partita lo conosceremo probabilmente tra due settimane: questo è il tempo che è stato affidato ai Presidenti della Commissione e del Consiglio Europeo per trovare un accordo che non costringa l’Italia a vedere sbarcare sul suo territorio i membri della cosiddetta Troika e, nel caso questa eventualità dovesse prevalere, per Conte sarà difficile resistere alle pressioni di coloro pensano che a gestire questa difficile situazione debba esserci un uomo della statura internazionale di Draghi.

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