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Tanto rumore per Luca

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Luca scende in politica o, seguendo la stizza di Romano Prodi, sale in politica? Certamente ha salito le scale del palco di Confindustria per recitare 37 pagine di un discorso letto in posa plastica e drammatizzante grazie a un "gobbo" trasparente. Un discorso che, francamente, non possiede un'acca di novità, fatta eccezione per chi l'ha recitato, LCDM, dove l'ha recitato, di fronte a una classe imprenditoriale alla ricerca di una qualche guida carismatica, e quando l'ha recitato, in una fase di fibrillazione attorno al ragionamento sulla "crisi della politica" artificialmente indotta da un'intervista di Massimo D'Alema e dal tam tam di un dibattito sulfureo sui media.

Da una settimana lo sport preferito di politici e giornalisti è capire se e quanto il 2007 assomiglia al 1992, punto di tragica svolta della politica italiana, senza che qualcuno si affacci alla finestra, vada per il mondo e si accorga che di sintomi di ribellione antipolitica si vedono ben poche tracce. Ma una crisi politica, se non c'è, può anche essere stimolata come un parto indotto: e allora le decine di articoli e interviste apparse in questi giorni, corredate di qualche scarno e banale ricettario su come superare questa crisi-non crisi, sono il sontuoso piatto su cui LCDM ha potuto accomodare la pietanza di un discorso certamente politico, e che certamente potrebbe preludere a un suo impegno diretto nell'agone politico, ma che certamente non scioglie tanti, troppi nodi lasciati maliziosamente alla libera interpretazione degli osservatori.

LCDM scenderà in politica? Benissimo. Ha davanti tre strade. La prima è quella di accasarsi in qualche forza politica già presente sul mercato: potrà essere l'Udc, dopo che Pierferdinando Casini sta da giorni lisciando il pelo griffatissimo del presidente di Confindustria? Difficile. La seconda è quella di provare a candidarsi come leader di una coalizione neocentrista, accompagnato da quella squadra di tecnocrati dediti all'interesse generale (dicono loro) della stoffa di un Mario Monti. Possibile, certo: ma avrebbe LCDM tale e tanta forza da scompaginare i poli e ricomporli trovando spazio per una formula politica vincente? È tutto da dimostrare questo passaggio da virtuale capopopolo dell'alleanza imprese-tecnocrati-centristi a leader politico effettivo, ovvero organizzativamente efficiente ed elettoralmente efficace.

La terza strada è la più complicata, ma sarebbe divertente: LCDM si fa la sua forza politica e, come tutti i politici che hanno qualcosa da dimostrare prima di avere qualcosa da pretendere, va a cercarsi gli alleati e dopo i voti. Sicché uno potrebbe dire: caro LCDM, siamo curiosissimi di sapere se vuoi fare un partito e soprattutto quanti voti saresti in grado di prendere. La democrazia, quella vera delle organizzazioni che vanno alla caccia dei consensi e non quella virtuale degli opinion-makers interessati, è sempre giudice sublime e fatale per sciogliere questi dubbi. LCDM ha presentato ieri un programma genericamente di centrodestra, tabaccista verrebbe da aggiungere, e dunque se la dovrà andare a giocare la sua partita, se e quando lo vorrà fare, nel campo di rugby della Casa delle libertà. O per starci dentro o per saccheggiare preferenze.

Per ora registriamo che Silvio Berlusconi, fresco di Champions, non pare molto preoccupato dell'eventualità. Dirà tra sé e sé: questo Montezemolo prima montevedemolo alla prova del consenso extraimprenditoriale e poi giudichiamolo.

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2 COMMENTS

  1. una holding sulla politica?
    Montezemolo è a capo della Confindustria, in cui moltissimi membri sono gli stessi piccoli imprenditori che a Vicenza l’anno scorso erano a favore di Berlusconi.
    Montezemolo ha una storia di rilanciare società già esistenti e dissestate(vedi la Ferrari di qualche anno fa).
    L’opzione di creare un “nuovo” partito politico sarebbe in sontonia con il suo “stile”?Probabilmente no.
    Forse ci sono questioni aperte in Confindustria che spingono Montezemolo ad agire così.
    Nel rilancio dell’idea di “governo tecnico” Montezemolo potrebbe forse aspirare ad una “holding” della politica che gli permetterebbe di governare senza il consenso diretto del popolo sovrano.Del resto, da genuino confindustriale, deve sapere come ridurre i rischi, il problema è capire di chi.

  2. Montezemolo, se questo è il nuovo…
    Un nuovo movimento politico, guidato da Luca Cordero di Montezemolo? Chiamiamolo “Italia ’90”. Così, tanto per ricordare quel grande “esempio” di efficienza e qualità manageriali che giunse dai Mondiali di calcio nel nostro Paese (organizzati da un comitato presieduto proprio da Montezemolo). Un’esperienza che ha lasciato il segno. Tanto per dirne una: per quanto riguarda gli stadi, avremmo dovuto metterci a posto fino al termine del terzo millennio e invece in capo a dieci anni siamo tornati come prima, peggio di prima. Peraltro la politica di cui ora Montezemolo si lamenta è esattamente quella per la quale lui e altri vip di Confindustria al suo fianco (vero, Della Valle?) si sono attivamente spesi durante la scorsa campagna eletttorale. E allora? Montezemolo ha voluto la bicicletta di Prodi? Adesso pedali. Di sicuro, a mio giudizio, oggi in Italia c’è bisogno di tutto tranne che della discesa in campo di qualche “nostalgico delle rottamazioni” o di chi milita tradizionalmente nel partito del debito pubblico, il più vecchio che esista.
    Cordiali saluti
    – Enzo Sara –
    Avellino, 25/05/2007

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