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Il sisma a Roma

Tanto rumore per nulla, cosa ci insegna il terremoto di Roma

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Sarà per quella tendenza romanesca alla drammatizzazione che ha fatto grande Alberto Sordi e con lui tanti protagonisti della commedia all’italiana. Sarà perché in questo periodo i nervi sono già tesi di per sé e non si avverte particolare bisogno di ulteriori “sorprese”. Sarà perché affrontare un disastro con la Raggi sindaco sarebbe come gestire una pandemia con Conte premier e Di Maio ministro degli Esteri… Fatto sta che a scorrere alcuni social network sembra quasi che a Roma la scorsa notte si sia verificata (non tanto per le conseguenze ma per l’intensità) una calamità tipo il terremoto dell’Irpinia o la frana del Vajont.

E allora diciamolo subito, anche e soprattutto agli amici che dal resto d’Italia potrebbero essersi preoccupati: non è successo assolutamente nulla, una scossetta chiaramente percepita ma decisamente inoffensiva. Bassa magnitudo, breve durata.

Ciò che invece ha lasciato il segno è stato l’istante immediatamente precedente. Un boato nel cuore della notte, il segnale della terra che si spacca nelle viscere, l’eruzione di un vento anomalo, l’aria che si sposta a indicare che l’esplosione imminente non è di rimbalzo ma è proprio lì, sotto di te. Frammenti d’attimo. Interminabili, perché quando il rombo del tuono arriva dalla terra e non dal cielo, ti ricorda che in un istante tutto può accadere. Al punto tale che dopo la scossa, quando la paura è svanita e i nuvoloni hanno aperto le cataratte per rovesciare al suolo un temporale liberatorio, i tuoni veri sono apparsi quasi familiari e consolanti.

Certo, gli italiani al “tanto rumore per nulla” dovrebbero essere abituati, soprattutto da due mesi a questa parte. Da quando, cioè, il presidente del Consiglio ha preso a convocarli con cadenza regolare per delle conferenze stampa durante le quali le spara grosse ma poi nel concreto non succede nulla. Un po’ come il sismino della scorsa notte, ecco. Sicché c’è anche chi l’ha presa a ridere, come il giornalista Salvatore Dama che, ironizzando sul persistente e incomprensibile divieto di potersi recare presso abitazioni di proprietà se non per pericoli imminenti, ha così commentato su Facebook: “Terremoto a Roma. Si segnalano danni solo alle seconde case”.

Ma un brivido ha percorso comunque le nostre schiene. Perché quando s’è capito che il boato preliminare era stato fragoroso ma la scossa insignificante o quasi, nella capitale s’è pensato che qualcosa di brutto potesse essere accaduto altrove. Il pensiero è corso all’Abruzzo, ad Amatrice, a Norcia, alle Marche. Finché l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha ufficializzato la collocazione dell’epicentro: Fonte Nuova, a un passo dall’Urbe.

Non era successo niente, grazie al cielo. Per Roma, e soprattutto per i tanti fratelli delle zone terremotate che in queste settimane con il coronavirus si trovano ad attraversare la seconda, e in qualche caso (L’Aquila) addirittura la terza calamità in pochi anni. Ecco, magari la strizza di stanotte e il sollievo per il falso allarme dovrebbero aiutarci a ricordarcelo un po’ più spesso.

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