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Tedesco ricorre alla Cassazione: contro di me “fumus persecutionis”

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Alberto Tedesco non si arrende alla decisione del Tribunale del Riesame di Bari, che nelle scorse settimane ha confermato la necessità di una misura cautelare nei suoi confronti tramutandola, però, da detenzione in carcere ad arresti domiciliari, e si rivolge quindi alla Cassazione per cercare di invalidare il provvedimento a suo carico.

La maxi-inchiesta, che vede coinvolto l’ex assessore alla sanità pugliese insieme ad altre 23 persone, ha messo sotto sopra l'intero settore, facendo emergere i legami esistenti tra i diversi sistemi di potere in grado - secondo quanto risulterebbe dalle indagini - di influenzare le gare d’appalto e le nomine per i più prestigiosi incarichi sanitari. I pm Bretone, Digeronimo e Quercia, avevano chiesto originariamente per il senatore eletto nel Pd l’arresto, perché temevano la possibilità di reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove. Valutazioni che sono state condivise anche dal gip del tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, il quale al termine dell’interrogatorio di garanzia ha confermato la necessità della misura cautelare in carcere. In attesa che la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato si pronunciasse, però, il Tribunale del Riesame di Bari, il 20 aprile scorso, ha ritenuto opportuno ammorbidire le richieste dei pm concedendo ad Alberto Tedesco i domiciliari, anche se vengono confermati i gravi capi di imputazione e la valutazione circa la effettiva possibilità che qualora tenuto in libertà possa reiterare i reati contestati.

L’ex assessore della prima giunta Vendola, tuttavia, ha impugnato la decisione del Tribunale del Riesame convinto di poter dimostrare, in Cassazione, il “fumus persecutionis” dei giudici baresi nei suoi confronti. Secondo gli avvocati di Tedesco, Rosita Petrelli e Claudio Bozzi, nel provvedimento del tribunale di Bari vi sarebbe “carenza motivazionale” perché l’indagato non si occupa più di sanità e la sua attività da senatore “lo slega dalle realtà locali nell'ambito delle quali sarebbero maturati gli illeciti di cui si discute”.

Il punto sul quale battono gli avvocati di Tedesco è, tuttavia, un altro e riguarda l’utilizzo di intercettazioni telefoniche che, datate 2002, farebbero parte di quelle 11 mila conversazioni ascoltate e trascritte nell'ambito dell'indagine su Giampaolo Tarantini e nelle quali verrebbe evidenziata, tra l'altro, anche la capacità di Tedesco di influire su importanti decisioni grazie al suo peso politico. Intercettazioni che, tuttavia, sono state già precedentemente dichiarate inutilizzabili dal Tribunale di Bari per alcuni errori materiali dei pm commessi al momento della compilazione dei decreti attuativi.

La vicenda, dunque, è tutt'altro che sulla via del tramonto e Tedesco sembra pronto a dar battaglia in tutte le sedi competenti. Alla luce di quanto avvenuto nelle ultime settimane in Puglia, infatti, è stata rinnovata anche la sua memoria difensiva consegnata alla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato: si evidenzia, anche qui, la tendenza al presunto “fumus persecutionis” dei magistrati baresi nei suoi confronti, sperando che questo possa convincere tanto i giudici di Cassazione quanto i suoi colleghi senatori ad assumere una posizione contraria al provvedimento di custodia, in carcere o ai domiciliari, che pm, gip e Riesame hanno ritenuto indispensabile. Insomma, la vicenda va avanti.

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