Teniamoci stretto Toni Servillo perché è un attore in via di estinzione

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Teniamoci stretto Toni Servillo perché è un attore in via di estinzione

07 Novembre 2010

Si è concluso con il botto il festival del cinema di Roma. Ad essere premiato con il Marc’Aurelio d’oro della giuria come miglior attore è stato a Toni Servillo per il film Una vita tranquilla di Claudio Cupellini. Un riconoscimento più che giusto per un attore che negli anni ha saputo ritagliarsi uno spazio importante grazie a lavoro e talento, due componenti che non tutti i suoi colleghi inseguono.

Nella pellicola Servillo è il cuoco meridionale Rosario Russo, emigrato in Germania, ma integrato e sposato che, nelle vicinanze di Francoforte, gestisce un albergo-ristorante. La sua vita sembra perfetta ma una certa irrequietezza e il passato di camorrista che torna a fare visita sotto le sembianze di Edoardo e Diego, due giovani di malavita, rappresentano una seria minaccia per la sua “vita tranquilla”. Il lungometraggio ha di certo favorito Servillo, ma il vero asso nella manica per la conquista del premio è stata senza dubbio la grande prova offerta. E non si tratta della prima volta.

L’attore napoletano, nato nel gennaio del 1959 ha sempre respirato arte, anche tra le mura domestiche. Sposato e padre di due bambini è infatti il fratello di Peppe Servillo, (leader della Piccola Orchestra Avion Travel), oltre che appassionato di teatro sin da piccolo, grazie alla sua famiglia che ha sempre preferito quella forma di recitazione ad altre. La sua ascesa è fatta di parecchia gavetta ma di altrettante soddisfazioni. Inizia a recitare nell’oratorio salesiano di Caserta. Più tardi, negli anni caldi della contestazione studentesca, collabora alla fondazione del Teatro Studio di Caserta. Curiosamente, le prime prove si tenevano in alcune stanze della soffitta della Reggia per poi passare a dei locali all’interno di un portone di Via Maielli e giungere infine presso il palazzo Tescione di Corso Trieste.

E’ solo, però, nel 1986 che si avvicina al gruppo Falso Movimento e al regista Mario Martone, che lo lancerà nel mondo della settima arte e insieme al quale fonda Teatri Uniti. Il ragazzo si fa notare e non tardano ad arrivare i riconoscimenti, sempre nel ’86 vince il ‘Primo Premio Gennaro Vitiello’ con Guernica, un atto unico da lui scritto, diretto e interpretato. Nei 5 anni successivi prosegue a calcare le scene teatrali con Ha da passa’ ‘a nuttata e L’impero della ghisa. La consacrazione arriva nel 2005. In quei 12 mesi riceve il Premio Gassman per la regia di Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo e si aggiudica, per il film Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino, un David di Donatello come miglior attore protagonista, oltre al premio IOMA sempre come migliore attore protagonista ed un Nastro d’argento. Non pago, si rimette all’opera e dopo tre anni di attesa è protagonista di due delle pellicole più apprezzate dell’ultimo decennio.

Gustoso antipasto è il David di Donatello come miglior attore protagonista per La ragazza del lago ma le vere “bombe” sono le maiuscole prove di Gomorra di Matteo Garrone e Il Divo di Paolo Sorrentino. Altri premi e visibilità ormai planetaria. Per non farsi mancare nulla dirige pure alcune opere liriche, sia all’estero che in Italia, come ‘Il marito disperato’ e il ‘Fidelio’ per il Teatro San Carlo di Napoli e ‘Boris Godunov’ al Teatro Sao Carlos di Lisbona. La lista dei suoi lavori sarebbe ancora lunga ma occorre fermarsi e riflettere prendendo spunto da quello che ha detto Servillo alla consegna del premio al festival di Roma “Dedico il premio al cinema e al teatro italiani nel loro valore di impresa, nel significato profondo di lavoro e avventura”. Una dichiarazione d’amore e un omaggio ad un mondo che è tutta la sua vita, anche se, allargando appena un po’ gli orizzonti, non si può non notare la deriva che sempre più spesso prendono le nuove generazioni di attori, stretti tra pubblicità e marketing.

Non di rado capita che un successo televisivo ottenuto anche inaspettatamente porti un giovane attore a tentare di monetizzare la visibilità attraverso spot o prodotti non proprio di qualità. Naturalmente non si può generalizzare, ma la formazione “classica” che danno svariati anni di teatro difficilmente può essere sostituita da altre esperienze. “L’avventura” citata da Servillo si riduce a vista d’occhio. Il metodo Stanislavskij di De Niro e Pacino è in via d’estinzione. I laboratori teatrali vengono snobbati e il fine ultimo è la visibilità. Emblematico il percorso ribaltato rispetto a qualche anno fa: se prima si partiva dalle piccole produzioni e i teatri “off” per poi sfondare, oggi si progetta il boom immediato per poi acquisire in età matura uno spessore attraverso lavori più complessi. Non ci sono soluzioni facili, ma citando l’andreottiano Servillo che si rifà a San Bernardo si può sintetizzare così: "Vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa per volta". A partire dal futuro del cinema italiano.