Teramo, Paolo Gatti e l’anatomia dei giovani meloniani

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Teramo, Paolo Gatti e l’anatomia dei giovani meloniani

31 Gennaio 2013

Paolo Gatti si sta dando un gran da fare per la sua campagna elettorale su Internet. Il viso sorridente del candidato teramano capolista alla Camera  per Fratelli d’Italia fisso nella testata del quotidiano on line Abruzzo Web. Il blog collettivo “I due Punti” che non risparmia complimenti. I giornali che titolano un  po’ stupiti (e c’è da stupirsi) sulla sua scelta di “fare campagna elettorale nelle scuole”, ma sappiamo quanto tira il “senza paura” fra gli under 25 che andranno a votare.

Gatti lo descrivono come uno bravo, capace, gran lavoratore, si è occupato di istruzione, lotta alla disoccupazione (con gli ammortizzatori sociali), di fondi europei. Cresciuto nell’Udc, si è conquistato un prezioso seggio dal Pdl alle ultime regionali che lo hanno consacrato sulla scena pubblica abruzzese. I vecchi amori non si scordano mai e di recente potevi incontrarlo con Nicoletta Verì e Giorgio de Matteis a un convegno sul welfare utile a Pier Ferdinando Casini per trovare un volto su cui puntare in Abruzzo per “spersonalizzare” l’Udc in versione montiana. Alla fine è toccato alla Verì, anche lei ex forzista e in commissione sanità con il Pdl abruzzese, passata con il Professore.

Gatti sapeva che la Verì era più accreditata di lui presso l’elettorato cattolico e ha lasciato perdere mostrando il giusto distacco. Il divorzio dal Pdl invece non è stato proprio indolore. Anni di amicizia lo legano all’altro Paolo, il senatore Tancredi, anche lui teramano ma candidato alla Camera. Una sfida tra ex compagni di partito, insomma. Sull’argomento Gatti usa il fioretto, spiega di aver sperato che Tancredi venisse ricandidato, in fondo, dicono gli ottimisti, Fratelli d’Italia tirerà la volata al Pdl. Sarà. Per adesso chi ha portato il risultato a casa è stata la classe dirigente pidiellina.

Con savoir-fare, Gatti la mette giù piatta per dire votatemi io sono il rinnovamento. Eppure tutta questa sportività verso amici ed avversari è un po’ sospette. Viene da chiedersi se i giovani del centrodestra abruzzese che si lamentano tanto della mancanza di democrazia all’interno del Pdl sono gli stessi che poi ballano il valzer delle liste da un partito all’altro. Dietro gli slogan del coraggio da vendere e dei senza paura, dovremmo chiederci quale sia l’ideale politico che li anima. Sembra un individualismo morbido, che non è rampantismo ma confina con una concezione vagamente utilitaristica della politica. Buona politica, ci mancherebbe. Onesta, pulita. Ma fatta per guardarsi intorno prima di guardarsi dentro.