Terremoto, paura e devastazione in Nuova Zelanda. Si contano 1 miliardo e mezzo di danni

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Terremoto, paura e devastazione in Nuova Zelanda. Si contano 1 miliardo e mezzo di danni

14 Novembre 2016

I danni per il violento terremoto che ha colpito domenica la Nuova Zelanda ammontano a circa 2 miliardi di dollari neozelandesi (circa 1,4 miliardi di dollari). Lo ha detto il primo ministro John Key. Un sisma di magnitudo 7.9 ha colpito l’Isola del Sud. Key ha aggiunto che la popolazione è fisicamente e mentalmente esausta e che ha bisogno di maggiore sostegno. A seguito del terremoto, il ministero della Difesa Civile e della Gestione delle Emergenze della Nuova Zelanda (MCDEM) ha emesso un avviso di tsunami per la costa orientale. Una diga sul fiume Clarence è stata danneggiata a causa del sisma.

Numerosi residenti della Nuova Zelanda sono fuggiti nella notte tra domenica e lunedì dalle zone costiere. Si tratta di uno dei più violenti mai registrati – ha fatto tremare tutto il Paese, provocando due morti, danneggiando edifici e innescando uno tsunami. Il ministro della Difesa civile, Gerry Brownlee, è fiducioso che il bilancio non si aggravi. “Penso che se ci fossero feriti gravi o più vittime, ne avremmo già sentito parlare”, ha dichiarato a Radio New Zealand. “Sembra che le infrastrutture siano il problema più grande, anche se non voglio sottovalutare le sofferenza (…) e la terribile paura che la gente ha vissuto”. Immagini aeree girate nei pressi di Kaikoura, un punto di partenza per i turisti stranieri che vogliono ammirare lo spettacolo delle balene, hanno mostrato binari ferroviari sradicati e spostati di una decina di metri dalla forza tellurica. Frane hanno provocato la caduta di centinaia di detriti rocciosi sul principale asse stradale del Paese, mentre i residenti pubblicavano sui social network le foto di crepe che si aprivano sulla strada. 

Ora, a distanza di quasi 24 ore dal terremoto che ha colpito la Nuova Zelanda, e che ha provocato almeno due morti (uno schiacciato dalle macerie e l’altro d’infarto), un disperso e 76 feriti, la situazione rimane critica per i danni materiali a edifici e infrastrutture e per gli allagamenti. Gli aggiornamenti su twitter da parte del National Tsunami Warning Center sono sintomatici della veemenza del cataclisma, ma almeno hanno smesso di suonare le sirene, il cui suono sinistro ha annunciato per ore l’arrivo di tsunami. Ci sono state onde anomale alte fino a quattro metri, ma la macchina dei soccorsi ha permesso che la furia del mare non provocasse ulteriori vittime. 

La città di Christchurch, vicina all’epicentro, si trova in una zona ad alto rischio sismico e il 22 febbraio del 2011, una scossa di magnitudo 6.3 provocò 185 morti, oltre mille feriti, e gravi danni a parecchi edifici. Cinque mesi prima, il 3 settembre 2010, una scossa più forte (7.0) aveva provocato qualche ferito. L’alto numero di vittime e i danni del 2011 furono causati anche dalle lesioni del precedente terremoto. La Nuova Zelanda è collocata su una faglia che ogni anno si sposta di quattro centimetri, tra le placche tettoniche del Pacifico e dell’Oceania, dove ogni anno si registrano qualcosa come quattordicimila scosse.