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Prevenzione e (ri)costruzione

Terremoto, un disegno di legge per mettere in sicurezza l’Italia. Quagliariello: “Se eletto, sarà il primo impegno”

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Un disegno di legge organico in tema di prevenzione, sicurezza e ricostruzione. E’ questo l’impegno assunto dal senatore Gaetano Quagliariello, candidato del centrodestra al Senato nel collegio L’Aquila-Teramo, nel corso dell’incontro “Prevenzione e (ri)costruzione, mettere in sicurezza l’Italia” organizzato dalla Fondazione Magna Carta proprio nel capoluogo abruzzese, città simbolo del sisma del 2009, e al quale hanno preso parte il presidente emerito della Giunta regionale Gianni Chiodi, candidato alla Camera dei Deputati con ‘Noi con l’Italia’, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, Gianluca Valensise dell’Ingv, il vice rettore del Politecnico di Torino Bernardino Chiaia e Gaetano Caputi della scuola nazionale dell’amministrazione, già capo dell’ufficio legislativo del Ministero dell’Economia al tempo del terremoto dell’Aquila.

"Sarà il primo mio impegno della nuova legislatura, se verrò eletto” dice Quagliariello riferendosi al disegno di legge. “La sicurezza sismica e la ricostruzione post-terremoto sono e devono essere considerate priorità nazionali e proprio dall’ascolto reciproco tra tecnici e politici è nato il progetto di legge" ha aggiunto il senatore.

Una proposta, quella presentata a L’Aquila, elaborata da esperti del settore che, su invito della Fondazione Magna Carta, hanno messo a disposizione gratuitamente la loro esperienza e competenza con l’obiettivo di varare un piano che permetta di “mettere in sicurezza l’Italia”. Quattro sono sostanzialmente le direttrici di fondo e gli obiettivi che il disegno di legge si prefigge di raggiungere: innanzitutto, aggiornare le carte sismiche dato che quelle odierne non sono all’altezza del pericolo che l’Italia corre; in secondo luogo, salvaguardare i centri storici e i singoli edifici attraverso il certificato del fabbricato, un modo per qualificare il bene casa che deve tornare ad essere un bene, appunto, e non può essere un peso; In terzo luogo, agevolare l’utilizzo di capitali privati anche per la ricostruzione pubblica; infine, promuovere una politica di educazione civica, come in Giappone.

“Abbiamo analizzato esempi stranieri, cercando di mettere a frutto anche le buone pratiche applicate in Italia negli ultimi anni. E in questo senso, c’è da rivalutare l’esperienza aquilana: quanto accaduto con gli ultimi terremoti, la gestione dell’emergenza seguita alle scosse che si sono susseguite a cavallo del 2016 e del 2017, ha messo in evidenza il miracolo compiuto nel 2009 in Abruzzo” continua Quagliariello che poi ha ricordato l’operato della Protezione Civile guidata da Guido Bertolaso: “fuori dalle polemiche, credo sia tempo che l’amministrazione comunale dia un segno di riconoscenza a quanti operarono in una situazione difficilissima".

Chi invece ha fatto il punto della ricostruzione è stato Gianni Chiodi, presidente della Regione all’epoca del sisma ed ex commissario straordinario per il terremoto abruzzese, che non ha lesinato qualche attacco alla gestione post sisma: “Vi chiedo: sapete a che punto è la ricostruzione del cratere? In molti non sono in grado di rispondere, anche tra gli addetti ai lavori. Fornisco qualche dato: su 8.33 miliardi disponibili all’Usra, ne sono stati erogati 4.9; su 2.5 miliardi disponibili all’Usrc, circa 1. Del programma ‘Scuole d’Abruzzo’, che stanziava 202 milioni di euro, ne sono stati erogati soltanto 68". Una visione condivisa anche da Biondi, sindaco del capoluogo abruzzese: "Abbiamo perso l’occasione di rendere L’Aquila il più grande modello di gestione dell’emergenza e della ricostruzione” ha dichiarato il primo cittadino. Proprio per questo "abbiamo bisogno di un grande programma di messa sicurezza e L’Aquila ha le caratteristiche per essere il centro nevralgico di questa opera imponente”. Una opportunità che, vista la situazione di stallo della ricostruzione, questo territorio non può proprio perdere.

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1 COMMENT

  1. UNO STRANO PAESE di Enrico
    UNO STRANO PAESE di Enrico Montermini

    L’Italia è davvero uno strano Paese: ogni anno spedisce a Londra migliaia giovani laureati per fare i lavapiatti e mantiene i clandestini a vivere in albergo. E’ un Paese che lascia i propri concittadini colpiti dalla tragedia del terremoto a dormire nei container, ma ospita i profughi in centri di accoglienza come quello di Villa Camerata, che ho visitato lo scorso settembre: una villa rinascimentale immersa nel verde a due passi dal centro storico di Firenze. A Rapallo gli immigrati dimorano presso l’Istituto delle Orsoline, una struttura residenziale di lusso, e hanno a disposizione: spiaggia privata, campetto da calcio, palestra, wi-fi e il pocket money per affrontare le spese di tutti i giorni. Poi il Governo non trova i soldi per sistemare gli esodati, lasciati senza lavoro e senza pensione.
    L’accoglienza dei clandestini costa alla collettività 4 miliardi di euro all’anno, ma queste sono solo le cifre ufficiali. Quelle reali non le conosce nessuno, ma sono molto più alte. Il Governo provvede alle spese della Marina Militare e della Guardia di Finanza per le operazioni in mare, di cui non è dato conoscere il costo. Sappiamo però che questo stesso governo non trova le risorse per pagare la manutenzione e la benzina per le auto dei carabinieri. Si distaccano migliaia di poliziotti per le operazioni di identificazione, con costi non irrisori, mentre la Mafia spadroneggia in Sicilia e la ‘Ndrangheta nel Nord. Non si conoscono nemmeno i costi aggiuntivi affrontati dal sistema sanitario nazionale per la gestione dell’emergenza migranti: in compenso i pronto soccorso degli ospedali sono al collasso.
    Non c’è più da meravigliarsi di nulla in un Paese dove i padroni sono tenuti a raccogliere gli escrementi dei loro cani, mentre gli stranieri ospiti cagano sui marciapiedi.
    Enrico Montermini

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