Terremoto vicino L’Aquila. Gli esperti: “Pensiamo alla prevenzione”
11 Marzo 2011
di V. S.
“Breve. Ma molto secca”. Non si hanno notizie di danni a persone o a cose, ma la preoccupazione è difficile da nascondere. Del resto, tra poco cadrà il secondo anniversario del terremoto che il 6 aprile del 2009 ha sconvolse L’Aquila. E quando la scorsa notte a Sulmona e nel territorio della valle Peligna è stata avvertita una forte scossa, di magnitudo 3.1, il ricordo di quei drammatici momenti è improvvisamente riemerso. Mancavano pochi minuti alla mezzanotte e la terra è tornata a tremare, a sessanta chilometri dal capoluogo abruzzese.
Purtroppo non è la prima volta che si verificano scosse di lieve entità. E, anche nell’imminenza del terremoto del 2009, era stato segnalato il cosiddetto “sciame sismico”. L’epicentro è stato localizzato nell’area del Monte Velino, tra Castel di Ieri e Collarmele, a una profondità di circa otto chilometri. Comprensibile lo spavento, che ha spinto molte persone a uscire al più presto dalla propria casa. Qualcuno ha preferito passare la notte in automobile. Ma la maggior parte delle persone dopo un po’ sono rientrate in casa, complici anche le rigidissime temperature di questi giorni. Tante anche le telefonate ai vigili del fuoco, che però si sono limitati a registrare lo spavento. Niente di più, questa volta.
A L’Aquila nessuna eco di questa nuova scossa. Ma i boati e i vetri che si muovono, anche se a chilometri di distanza, fanno riaffiorare una paura che sarà impossibile dimenticare. E così si riaccende il dibattito sulla prevenzione, che va a braccetto con l’informazione. Squillano i telefoni degli esperti, dei sismologi, dei ricercatori. Perché la zona è a rischio, si sa. E infatti già da qualche giorno nella Marsica si erano registrate scosse di magnitudo 2.
A fare il punto sulle misure di prevenzione è il sindaco di Sulmona, Fabio Federico: “Già da alcuni anni abbiamo in dotazione un piano di Protezione Civile – ha spiegato -. Si tratta di un documento che contiene le aree di raccolta e le indicazioni per i soccorsi. Sappiamo che è necessario essere pronti a tutto, anche a fare i conti con la neve”. E un documento simile è custodito gelosamente anche nel cassetto del sindaco di Pratola Peligna, Antonio De Crescentiis, mentre a Raiano è stato realizzato un piano operativo con la previsione di aree di raccolta in cui, in caso di emergenza, “possono essere installate tensostrutture riscaldate”, spiega il sindaco Marco Moca.
L’attenzione dunque è sempre alta. Anche se la parola d’ordine per i momento è quella di evitare inutili allarmismi. Lo spiega bene Francesco Mele, funzionario di Sala simica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). “In Italia i terremoti di questo tipo sono circa 150 l’anno, al ritmo di uno ogni due o tre giorni – ha affermato -. Non ci si può allarmare per terremoti di questa magnitudo. Bisogna piuttosto considerare che tutta l’area intorno a Sulmona è ad alto rischio sismico”, catalogata nella fascia di livello 1, mentre la zona de L’Aquila rientra nel livello 2. “Attualmente – ha aggiunto Mele – ogni previsione è fondata solo su periodi lunghissimi, sulla base che in certe aree è possibile che si accumuli una certa energia. Per questo – ha concluso – bisogna puntare sulla prevenzione, facendo tutto quello che è possibile per costruire con criteri antisismici e per mettere in sicurezza le case esistenti”.
Intanto una buona notizia è arrivata dal fronte della solidarietà. Presto, infatti, a L’Aquila sorgerà Parasandolo, un campo sportivo nuovo di zecca di proprietà comunale e gestito dal Centro Universitario Sportivo del capoluogo. A finanziarlo ci pernserà il Consiglio regionale del Lazio, che ha appena concluso la raccolta fondi. "Dopo il sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo – ha spiegato il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abruzzese – abbiamo istituito un conto corrente bancario per effettuare donazioni a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Ogni consigliere, assessore e direttore generale dei servizi, fu invitato a donare 1000 euro, mentre dirigenti e dipendenti offrirono il corrispettivo di una giornata di lavoro”.
