Terroristi e guerriglieri

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"E' una vittoria dello Stato di diritto", ha detto raggiante a tutti i giornali il Gup Clementina Forleo dopo che la corte d'Appello di Milano ha confermato la sua sentenza di assoluzione per tre marocchini accusati di terrorismo internazionale.

Speriamo di tutto cuore che abbia ragione e insieme riteniamo che il giudice dovrebbe essere più pensosa e prudente nelle sue dichiarazioni pubbliche. Ci sono in effetti forti dubbi che i tre siano estranei a qualsiasi relazione con le reti terroristiche islamiche. Se dunque sono stati assolti in virtù di una corretta applicazione della legge italiana - da loro salutata e applaudita in aula subito dopo la lettura delle sentenza - ma risultassero in futuro colpevoli, questo potrebbe non essere un problema della Forleo ma lo sarebbe certamente per la legge e per lo Stato di diritto da lei evocato.

Vorrebbe dire che gli strumenti di cui lo Stato si è attrezzato per contrastare le nuove e sfuggenti forme del terrorismo suicida non si sono rivelati efficaci e che le nostre leggi non riescono ancora a distinguere dei potenziali kamikaze da criminali comuni o addirittura da innocenti cittadini.

I tre marocchini arrestati a seguito di lunghe e circostanziate indagini erano infatti accusati di reclutare e spedire in Iraq integralisti islamici pronti a combattere nelle fila dei terroristi. In prima istanza il giudice Forleo non ritenne provata la finalità "terroristica" della loro attività, poiché non si poteva stabilire "al di là di ogni ragionevole dubbio" che i loro attentati sarebbero stati rivolti contro civili innocenti. Se infatti si fossero limitati a colpire i soldati della coalizione internazionale si sarebbe trattato non di terrorismo ma di guerriglia. Il gup riconobbe persino la veridicità dei contatti degli imputati con l'organizzazione Al Ansar Al Islam, ma sostenne che solo alcune frange di quel gruppo possono essere definite "terroristiche". Non si poterono dunque applicare le disposizione dell'articolo 270 bis recentemente introdotte per contrastare il terrorismo internazionale.

Così la condanna riguardò solo reati minori, come la falsificazione di passaporti e il favoreggiamento alla immigrazione clandestina. Condanna confermata in Appello per due dei tre marocchini, l'altro, Mohamed Daki, è un uomo libero.

Non ci resta che sperare che i tre islamici siano tutti uomini dabbene o al massimo piccoli e innocui trafficanti e truffatori. Ma non è questo il punto, poiché - al di qua di ogni ragionevole dubbio - potrebbero benissimo non esserlo e in ogni caso vi potrebbero essere centinaia di immigrati islamici in Italia che preparano effettivamente attentati terroristici e che, a quanto sembra, non siamo in grado di riconoscere e fermare.

Come infatti essere mai certi che la destinazione finale dei loro atti sia effettivamente quella di uccidere civili inermi per far così scattare le nuove norme sul terrorismo internazionale? Ed è giusto ritenere che, mettiamo, l'attentato di Nassiriya contro i soldati italiani fosse guerriglia e non terrorismo e quindi in qualche modo giustificabile?

Il Gup Forleo è certa che, con questa sentenza, lo Stato di diritto abbia trionfato, ma è un trionfo che somiglia piuttosto ad una resa.

Il vertice Euromediterraneo di Barcellona è fallito proprio perché arabi ed europei non si sono messi d'accordo sulla "definizione legale di terrorismo". E il problema è stato esattamente quello di distinguerlo dalla guerriglia, vista come legittima resistenza contro forze occupanti. Per lo Stato di diritto come è inteso in Europa, si è trattato di una sconfitta, non di una vittoria, cara giudice Forleo.

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