Thailandia, 18 feriti negli scontri tra governo e “camicie rosse”
12 Aprile 2009
di Redazione
Aveva scelto un approccio soft ma non è bastato. Il primo ministro thailandese, Abhisit Vejjajiva, è intervenuto in tv per chiedere alla popolazione di mantenere la calma: "Esercito e polizia sono amici del popolo. Non vogliono ricorrere alla violenza. Stanno semplicemente applicando la legge". Ma la capitale del Regno di Thailandia, Bangkok, è sprofondata nel caos. Negli scontri tra dimostranti e forze dell’ordine si contano circa una ventina di feriti.
Ieri il primo ministro aveva proclamato lo stato d’emergenza contro le decine di migliaia di manifestanti schierati dalla parte di Thaksin Shinawatra, l’ex premier miliardario e magnate dei media che ha scelto l’esilio dopo il colpo di stato del 2006. Nei giorni precedenti le "camicie rosse" di Shinawatra (United Front for Democracy against Dictatorship, UDD) hanno mandato a monte il vertice dell’Asean, assediando il ministero dell’interno. I soldati hanno sparato in aria e lanciato gas lacrimogeni ferendo circa 6 persone. L’UDD chiede le immediate dimissioni del premier e nuove elezioni
La famiglia di Shinawatra ha lasciato il Paese e questo lascia intendere che i contendenti sono alla resa di conti finale. Da una parte ci sono i sostenitori di Shinawatra, dall’altra la monarchia, la burocrazia governativa e l’esercito, che si erano opposti all’ex premier alleandosi con la Peoples Alliance for Democracy (PAD). Ieri erano queste forze a condannare Shinawatra per la corruzione politica, oggi tocca ai sostenitori del premier deposto chiedere nuove elezioni.
Il Regno di Thailandia è dal 1932 una monarchia costituzionale che, tranne per qualche raro periodo di governo democratico, è sempre stata sotto il controllo dei militari e dall’elite burocratica. Negli anni si sono susseguiti i colpi di stato, fino a quello che ha deposto Thaksin Shinawatra. Quest’ultimo aveva vinto le elezioni nel 2001 grazie al suo impero delle telecomunicazioni e ad una piattaforma populista di sviluppo e crescita economica. Era stato rieletto nel 2005 finendo per essere accusato di corruzione. I militari lo hanno deposto il 19 settembre del 2006, sostituendolo con un governo ad interim che, dopo un referendum costituzionale, ha portato al potere Vejjajiva.
Fin dalla conclusione della Seconda Guerra mondiale, la Thailandia è stato un importante alleato degli Usa, utile contenere l’espansionismo comunista in Vietnam, Laos e Cambogia. Fa parte dell’Asean (Association of Southeast Asian Nations) e dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation forum). Ma oggi è uno dei Paesi asiatici più corrotti dal punto di vista economico e politico. Lo dice un rapporto della Political and Economic Risk Consultancy.
