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Gli italiani verso il rimpatrio

Thailandia, vertici azzerati dopo quattro mesi di caos

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La grave crisi politica thailandese è a una svolta importante. Dopo quasi quattro mesi di disordini, stamane la Corte Costituzionale ha azzerato l’esecutivo del Paese, già in preda a pesanti disordini, ordinando lo scioglimento dei due principali partiti di governo e l’interdizione dei suoi leader per cinque anni. Dovrà tenersi fuori dalla vita politica anche, e soprattutto, il premier Somchai Wongsawat.

Il Partito del potere del popolo (Ppp) di Somchai, il maggiore della Thailandia, e il Chart Thai (la seconda formazione dell’alleanza di governo) sono stati, infatti, riconosciuti colpevoli di brogli elettorali nelle elezioni del dicembre 2007.

Non sembra, comunque, prospettarsi all’orizzonte la possibilità di elezioni anticipate, dal momento che molti dei leader del Ppp hanno già annunciato la formazione di un nuovo raggruppamento, il Puea Thai. ''Ci iscriveremo tutti a un nuovo partito e puntiamo a eleggere un nuovo primo ministro l'8 dicembre'', hanno dichiarato alla Reuters i portavoce governativi, Jatuporn Prompan e Nattawut Saikuar, dopo la sentenza della corte.

I rappresentanti del Ppp hanno poi spiegato che, a causa della grave crisi politica, è stato necessario rinviare anche il vertice dell’Asean (Association of South-East Asian Nations), in programma dal 13 al 17 dicembre a Chiang Mai, 700 km a nord di Bangkok.

La sentenza della Corte Costituzionale è stata accolta con apparente freddenza, invece, da Somchai Wongsawat. “Questo verdetto è inaspettato. In passato ho fatto del mio meglio, non per me ma per la nazione. Il mio dovere è terminato. Ormai sono un semplice cittadino”, ha detto l’ormai ex premier thailandese, da una settimana in “esilio” nel suo feudo elettorale di Chiang Mai (700 km a nord di Bangkok), a causa delle violente manifestazioni antigovernative.

Applausi e scene di gioia, al contrario, tra i dimostranti che assediavano da giorni gli aeroporti di Suvarnabhumi e di Don Mueang per chiedere le dimissioni del governo. Dopo aver occupato per mesi i palazzi del governo, infatti, i dimostranti si erano spostati nei principali scali aeroportuali del Paese, bloccando migliaia di turisti stranieri. La scorsa notte si sono vissuti anche momenti di terrore all’aeroporto di Don Mueang, quando il lancio di una granata ha causato la morte di uno dei dimostranti e il ferimento di oltre venti di loro.

La situazione sembra comunque stia migliorando. I manifestanti antigovernativi e l’autorità aeroportuale thailandese hanno raggiunto un accordo per consentire una ripresa entro 24 ore del traffico aereo all’aeroporto internazionale di Bangkok: ''Ho autorizzato la ripresa dei soli voli cargo a partire dalle 09:00 (le 03:00 italiane) - ha detto Serirat Prasutanond, responsabile della Aeroporti di Thailandia Pcl - e spetta a loro iniziare quando saranno pronti''. Lo scalo resta però occupato dai manifestanti e, dunque, ci vorranno ancora un paio di settimane per tornare alla normalità.

Un primo gruppo di italiani rimasti bloccati in Thailandia è atteso già per questa sera a Fiumicino. Secondo quanto hanno riferito fonti della Farnesina, intorno alle 10.30 (ora italiana) di questa mattina l’aereo sarebbe, infatti, decollato dallo scalo militare di U-Tapao, 150 km a sud di Bangkok. Gli oltre mille connazionali dovrebbero, comunque, fare rientro in patria nel giro di qualche giorno. L’incubo sta per terminare.

 

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