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L'uovo di giornata

The End of Foreign Policy

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Se c’è un tormentone che ha caratterizzato la lunga stagione culturale del postmodernismo è quello della “fine di”. Dalla “fine delle narrazioni” di Lyotard alla “fine della storia” propagandata dai vari Baudrillard e Fukuyama, i bonzi del postumano non hanno fatto altro che annunciare la conclusione di questo e quello, del soggetto centrato, della Storia e dell’Identità, in nome del più centrifugo dei pluralismi e in ossequio alla moda sempre più imperante del relativismo.

La rivista americana Foreign Policy in questi anni ci ha messo di suo, con l’equilibrio di toni e l’autorevolezza che la contraddistinguono, e che ne fanno un boccone prelibato per i lettori, raccontando la “fine dell’establishment” americano piuttosto che la “fine delle FARC” colombiane, la “fine del decennio di al Jazeera” o “la fine della golden girl” Yulia Tymoshenko.

All’appello non poteva mancare “The End of Italy”, il curioso saggio apparso sempre su FP a firma di David Gilmour (non quello dei Pink Floyd), in cui in un fior da fiore di ovvietà si ripercorre la Storia del nostro Paese dal Risorgimento ad oggi, spiegando che l’Italia non è mai stata unita e che presto, molto presto, potrebbe fare un capitombolo. Se non si troverà “un nuovo modello politico che tenga conto del suo intrinseco e millenario regionalismo”. A pensarci bene ci chiediamo se, finita l’Italia, finita la Storia, finite le narrazioni grandi e piccole, a un certo punto non verrà anche il momento in cui potremo discettare sulla “fine di Foreign Policy”.  

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2 COMMENTS

  1. Italy
    È proprio vero: leggere dell’Italia sulle pubblicazioni straniere è sempre un po’ sconcertante. Ed è vero le stesse cose si ripetono all’infinito.Vivo all’estero da tanto e mi sono reso conto che esiste un certo pregiudizio, forse non contro gli italiani come individui, ma certamente contro l’Italia; che è sempre guardata un po’come una strana bestia, dal comportamento misterioso.Come diceva Guicciardini, però: credo sia psicologicamente salutare non identificare le proprie fortune con le sorti del proprio paese.(E lui parlava di Firenze, quando se la palleggiavano fra la repubblica e i Medici!) Gli stati sono entità transitorie e artificiali.L’Italia, nella sua forma attuale, esiste solo da 65 anni. Se avessimo vissuto durante la guerra, e la catastrofe del ’43-’45, avremmo sofferto molto di più.La politica,anche la Foreign Policy, va seguita per capire come salvaguardare i propri interessi personali, e le nostre famiglie, anch’esse entità transitorie ma che dovrebbero esserci più care.

  2. Storie d’Italia
    Sicuramente non sono gli stranieri che dovrebbero venire a dare lezioni di storia in Italia ma su alcuni punti credo non si possa discutere:
    1-l’Italia è stata unita in modo forzato e violento, senza tenere conto della reale volontà dei popoli della penisola italiana.
    2-di questo passo (mancanza di riforme STRUTTURALI)e con la crisi che CORRE le differenze economico-sociali tra Nord e Sud della penisola raggiungeranno limiti irrecuperabili.
    3-solo un vero e forte federalismo (non quello che propone la lega) non solo fiscale ma anche socio-culturale e politico potrà tenere unito questo “paese” (Stati Uniti e Germania potrebbero essere presi ad esempio).
    4-LA GENTE E’ STUFA E NESSUNO DEI “GOVERNANTI” SE NE ACCORGE…forse sarebbe utile una nuova occupazione straniera…

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