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Theresa May, l’attacco a Westminster e gli “islamisti”

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Khalid Masood, il terrorista della mattanza di ieri sul ponte di Westminster, era un jihadista già noto ai servizi segreti inglesi. Un estremista violento, che però, a quanto pare, non veniva considerato così pericoloso da impedirgli di sfrecciare in pieno giorno sull'omonimo ponte, a bordo di un potente Suv e armato di coltelli. Un logorato Stato islamico, l’Isis, ha rivendicato l’attacco, confermando che dopo gli aerei di Al Qaeda, auto, camion e altri automezzi sono diventate una delle principali armi del terrorismo per colpire l’Occidente. 

Il primo ministro inglese, la “dura”, come viene rappresentata spesso dai giornali, Theresa May, ha detto che l’attacco “islamista” al parlamento inglese non è “islamico” e che l’islam è una “grande fede”. “E’ sbagliato descriverlo come terrorismo islamico. E’ terrorismo islamista. E’ la perversione di una grande fede”. La May, indossando a quanto pare la veste del teologo, ha anche invitato tutte le fedi a lavorare insieme e a riconoscere “i valori che condividiamo”. Il terrorismo, sempre islamista, secondo May, non prevarrà. 

Negli ultimi anni ci siamo abituati a sentire questa distinzione tra islam e islamismo, con il secondo che sarebbe una specie di interpretazione politica – criminale e assassina – del primo, ma questa distinzione rischia di essere capziosa, almeno se si considera l’Islam, di per sé, una ideologia politica; la sharia, la legge coranica, non è legge dello stato solo nei territori controllati da Isis. Lo è anche in molti altri Paesi musulmani. In questo senso, la differenziazione tra islam e islamismo rischia di diventare irrilevante. 

Così come, mentre sui media e internet rimbalzano gli inviti a non demonizzare una persona per la propria fede, i moniti contro l’islamofobia, il razzismo e l’intolleranza, non si può negare che la Gran Bretagna, come altri paesi europei, da anni, abbia un problema grande così con una particolare comunità, quella islamica. E che il bubbone del terrorismo, comunque lo si voglia chiamare, va estirpato: ci sarebbero almeno 800 cittadini inglesi nella internazionale nera dell’islam che combatte in Siria e Iraq. Come pure chiediamoci ancora una volta se le comunità islamiche nei paesi europei stanno facendo abbastanza per aiutarci a estirpare il bubbone. Perché se non fosse così allora anche la differenza fatta dalla May sarebbe ingannevole.

 

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