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Thompson può ancora farcela, parola di Premio Pulitzer

Il presidente l’ha già fatto per tre volte. Sul set cinematografico. Questa volta, però, Fred Thompson cerca di fare il grande salto dalla fiction alla realtà. All’attore e già senatore del Tennessee il carisma non manca, ma per vincere la nomination repubblicana non basta. Ce la farà a sorpassare Rudy Giuliani? E, soprattutto, riuscirà a tirare su il morale dell’elettorato repubblicano piuttosto depresso e demoralizzato, come ha rilevato recentemente il settimanale neoconservatore The Weekly Standard? Abbiamo girato queste domande a Michael Goodwin, editorialista del New York Daily News e vincitore nel 1999 del premio Pulitzer.

Qualcuno ritiene che Thompson sia sceso in campo troppo tardi. Cosa ne pensa?

“Se non c’è dubbio che Thompson è entrato tardi nella campagna elettorale rispetto agli altri candidati, tuttavia la sua discesa in campo non è avvenuta in modo tardivo in termini assoluti. Anzi, secondo gli standard delle tornate elettorali recenti, si è candidato al momento in cui più o meno la maggioranza dei candidati lo ha fatto nelle ultime elezioni, cioè verso la fine dell’anno prima delle presidenziali. Sebbene questa volta la stagione elettorale sia partita prima del solito, Thompson ha ancora molto tempo per fare una buona campagna visto che le primarie iniziano a gennaio e i grandi Stati votano tutti tra febbraio e marzo”.

Dopo il suo primo dibattito presidenziale, in Michigan, lei ha scritto che Thompson non va sottovalutato. Può ravvivare le speranze di vittoria del GOP?

“Al momento, non vedo alcun candidato in grado di ravvivare le speranze del GOP. Il partito è diviso tra diversi candidati e molti sondaggi mostrano i Democratici in vantaggio su numerosi temi, come quello della sanità, che sono in cima, in questo momento, alle preoccupazioni della gente. Il mio punto di vista è che Thompson ha superato nel dibattito le non grandi aspettative nei suoi confronti. In questo senso, e in considerazione del suo buon posizionamento nei sondaggi, ritengo che la sua candidatura vada presa sul serio”.

Quali sono i punti deboli e i punti forti di Fred Thomspon?

“La sua forza è nella sua riconoscibilità, rafforzata dalla sua carriera di attore, e dal suo background, il suo essere del Sud e antiabortista, condizioni diventate quasi obbligatorie nel GOP moderno. La sua debolezza è nella fama che si è fatto di essere pigro, con poca energia e di non avere quella spietata determinazione necessaria a sopportare una lunga lotta senza esclusione di colpi. Peraltro, dopo il suo primo dibattito non è comparso in alcun evento pubblico per 5 o 6 giorni. Un fatto inspiegabile, considerando che la maggior parte dei giudizi sul dibattito erano stati buoni. Era l’occasione giusta per sfruttare il momento. Questo comportamento ha rafforzato l’idea di quanti ritengono che Thompson non sia pienamente convinto della sua scelta di correre per la Casa Bianca e che non abbia la forza necessaria per ottenere la vittoria”.

In che modo la candidatura di Thompson incide sugli avversari, soprattutto il frontrunner Giuliani?

“I sondaggi mostrano che il vantaggio di Giuliani ha cominciato ad assottigliarsi man mano che si confermava la decisione di Thompson di candidarsi. C’è una certa logica nel fatto che gli altri sfidanti, soprattutto John McCain e Mitt Romney, non abbiano compiuto grandi progressi nei confronti di Giuliani. Thompson è emerso come una alternativa che può corrispondere alle caratteristiche di un tradizionale candidato del GOP, così alcuni elettori scontenti di Giuliani hanno cominciato a guardare a Thompson. Inoltre, la copertura dei mass media è stata prevalentemente favorevole, dando a Thompson una spinta in avanti prima ancora che scendesse in campo. Considerato tutto questo, non sorprende che Thompson abbia ottenuto risultati soprattutto a danno di Giuliani. D’altra parte, è altrettanto vero che il suo successo ha impedito a Romney e McCain di raccogliere nuovi consensi, con il risultato che Giuliani ha mantenuto il suo status di primo nella corsa”.

In Europa, Thompson è quasi esclusivamente conosciuto come attore. Che idea hanno gli americani di lui come politico?

“Anche molti americani lo conoscono soprattutto come attore. Tuttavia, è probabile che gli elettori repubblicani, che tendono ad essere molto coinvolti nel processo elettorale, conoscano meglio dei Democratici o degli Indipendenti il suo programma politico”

Se, come al momento è ampiamente previsto, Hillary Clinton ottenesse la candidatura presidenziale, Thompson potrebbe reggere il confronto?

“Dipende tutto da Thompson. Se continua a stare sulle sue e ad alimentare dubbi sul proprio impegno, allora non credo che vincerà la nomination repubblicana. La maggior parte dei Repubblicani ha una pessima idea di Hillary Clinton e non nominerebbe mai un candidato perdente in partenza. Thompson deve alzare il suo livello di energia per convincere gli elettori delle primarie che può farcela. Nel frattempo, questa condizione favorisce Giuliani. Molti sondaggi mostrano che, tra gli elettori Repubblicani, Giuliani viene considerato in grado di battere la Clinton in un’eventuale sfida per la presidenza. Ecco perché la sta attaccando duramente fin da adesso. Giuliani ritiene che questa strategia gli farà conquistare punti tra gli elettori delle primarie e così potrà assicurarsi il ticket repubblicano per la nomination”.

 

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