Home News Tibet, sui diritti umani la Cina ha già vinto

Tibet, sui diritti umani la Cina ha già vinto

1
120

In queste ore drammatiche per il Tibet, mentre salgono a più di 90 i morti dopo i disordini a Lhasa, assistiamo increduli alla parata delle belle parole di condanna che si accompagnano alla assoluta impotenza della diplomazia internazionale.

Escludendo con fermezza persino l’ipotesi più remota di boicottare gli imminenti giochi olimpici – vale per tutti la dichiarazione di Solana, ministro degli Esteri dell’UE che si è affrettato a promettere che lui a Bejing ci sarà – è chiaro che la partita viene considerata persa.

Nulla di nuovo si dirà, visto che la linea ufficiale degli europei è quella della “One land one China”, con chiaro e implicito riferimento alle tante questioni etniche che rappresentano la spina nel fianco del regime cinese, per non parlare della questione di Taiwan.

Il Tibet però è diventato l’emblema della pax cinese, sottoposto come è ad una vera e propria colonizzazione, economica, militare e soprattutto demografica. Non si reprime solo brutalmente lo spirito religioso e l’anelito di libertà che connota la straordinaria popolazione tibetana, ma si fa in modo, come è gia accaduto, che i tibetani diventino minoranza nella provincia. Tutto questo non ha giustificazione, visto soprattutto il linguaggio pacifico da sempre usato dalla  massima guida spirituale dei buddisti, il Dalai Lama, che sempre e in ogni occasione rivendica solo rispetto e libertà e mai “indipendenza” per la sciagurata terra tibetana.

Ci si avvita in una nuvola di caute dichiarazioni, di condanne misurate col bilancino, attenti anzi attentissimi a non strafare, incapaci di comprendere che la tutela dei diritti umani, di cui peraltro ci si riempie la bocca, merita forse di fronte alla tragedia in atto parole chiare e atti concreti.

Certo, dobbiamo sperare che prevalga il pragmatismo di cui la classe politica cinese si è per molti versi rivelata mirabile interprete, soprattutto in campo economico. Hu Jintao, appena riconfermato dal Congresso del partito comunista cinese per un secondo mandato, in un momento così cruciale potrebbe tutto sommato accettare la grande scommessa di cui tutto il mondo lo implora: stop alla repressione e sì al dialogo pacifico e diretto con il Dalai Lama.

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Basta con cinesi!!!
    premetto che non sono affatto un simpatizzante del buddhismo e men che meno del Dalai Lama. Detto questo, trovo vergognoso e deplorevole che le potenze dell’Occidente, che hanno sparso civiltà nel mondo per cinque secoli ora si mettano a contrattare con riverenza coi cinesi. I cinesi andrebbero trattati per quello che sono… colonizzati e civilizzati. sono una nazione che si è organizzata per secoli per creare dei servi subumani e tali sono i cinesi. basta vedere i ritmi massacranti coi quali lavorano e la totale assenza di rivendicazione a una felicità e a un compimento della persona umana. così come sono i cinesi non appartengono al genere umano, ma sono una piaga che se non sanata ora sarà futura fonte di disgrazie. In certo senso sono più ripugnanti dei musulmani. Quindi, le potenze occidentali dovrebbero semplicemente agire, anche con estrema violenza. Sganciamogli addosso quattro o cinque bombe atomiche senza preavviso. Con questa gente non si contratta, ma si danno ordini!

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here