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Un simposio del Wall Street Journal/1

Tocca all’Islam moderato far sentire la sua voce in Occidente

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Sia gli scettici che i cinici affermano che la ricerca dell’Islam moderato nel XXI° secolo è simile a quella del Sacro Graal. Non è difficile capire il perché. Gli attacchi terroristici, i bombardamenti suicidi e la chiamata jihadista dei musulmani “affinché si ribellino contro l’Occidente” sono molto diffusi.

Le frange radicali che mettono in atto tali azioni cercano di dominare il discorso tra l’Islam e l’Occidente. Con questo scopo, si propongono di fomentare l’anti-americanismo e l’anti-semitismo. Questi gruppi propugnano la violenza indiscriminata come strategia politica. Per raggiungere la loro vittoria, questa gentaglia utilizza la tragedia dell’11 Settembre come una lezione da impartire ai cosiddetti nemici dell’Islam.

Questi ignobili atti sono state tragedie dalle proporzioni incalcolabili non solo per coloro che le hanno vissute o per coloro che ne hanno sofferto. Queste persone infatti hanno anche consegnato un soffio di calamità ai seguaci della fede musulmana.

Si tratta di quei musulmani che vivono come la gente normale, cercando di guadagnarsi da vivere, mettendo su famiglia, festeggiando i ricongiungimenti e pregando per la sicurezza e la pace. Sono i musulmani che non hanno mai portato addosso un coltellino né tanto meno esplosivi per distruggere edifici. Questi musulmani sono lì affinché li si possa guardare, se solo potessimo togliere il velo messo su di loro da quei fantasmi carichi di giacche-bomba e ostinati nella loro distruzione.

Questo tipo di musulmani costituiscono la maggior parte dei fedeli islamici – non sono diversi dai cristiani moderati, dagli ebrei e da coloro che predicano un’altra fede – ma la loro identità è stata come affogata da eventi fuori dal loro controllo. Il risultato è una composita fotografia del musulmano come un essere intrinsecamente intollerante, antidemocratico, che guarda solo a se stesso ed è semplicemente incapace di coesistere con altre comunità nel mondo moderno. Alcuni dicono che ci sia un’unica soluzione: dimenticare le proprie credenze e tradizioni, e abbracciare il pluralismo e la modernità.

Questa soluzione è profondamente sbagliata. La maggior parte dei musulmani si vedono già come parte di una civiltà che è erede di una nobile tradizione scientifica, filosofica e spirituale e che attribuisce un’importanza suprema alla santità della vita umana. Rimanendo fermi ai principi di democrazia, della libertà e dei diritti umani, queste centinaia di milioni di musulmani rifiutano con fervore il fanatismo in tutte le sue forme.

Nonostante ciò i musulmani devono fare qualcosa di più che limitarsi a parlare sulla loro grande eredità intellettuale e culturale. Dobbiamo schierarci in prima linea con coloro che rifiutano la violenza e il terrorismo. E il nostro attivismo non deve finire lì. I regimi tirannici e oppressivi che sono stati un vero impedimento alla pace e al progresso nel mondo musulmano devono ascoltare la nostra condanna unanime. La palla è infatti nel nostro campo. 

*Anwar Ibrahim è il leader dell’opposizione in Malaysia.

Tratto da Wall Street Journal

Traduzione di Fabrizia B. Maggi

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