“Together Through Life”, un disco su quant’è strana e complicata la vita
17 Maggio 2009
Il menestrello folk di due generazioni per il 2009 prende dal suo armadio il vestito blues più bello che ha, e lo sfoggia come se lo avesse indosso da sempre, col sorriso sul viso di chi si sente perfettamente a suo agio in panni resi comodi dal tempo.
Quasi cinquant’anni di attività, trentatré dischi all’attivo e un’unica costante in una carriera che ormai è parte fondamentale della storia della musica. Il suo continuo spostarsi, lasciarsi mettere a fuoco solo per pochi attimi, la bravura di riuscire a far emergere la sua dialettica aldilà del genere a cui si accosta. Che sia folk, rock, country o blues come in questo caso, o che la sua chitarra sia acustica o elettrica, non importa. In più, il dono di saper interpretare il suo tempo meglio di chiunque altro, spesso precorrendolo.
Perfettamente in linea con la sua (est)etica, questa nuova opera, Together through life, è un disco che più classico non si può, da piazzare direttamente fra i cd di B.B.King, Willie Dixon e Howlin’ Wolf. Dieci canzoni scritte a quattro mani con Robert Hunter, collaboratore dei Grateful Dead, che sono allo stesso tempo un atto d’amore verso la scena blues Chicago e un tentativo, riuscito, di convincerci che anche lui fosse lì in quei giorni, che ci sia da sempre, e che probabilmente sia stato proprio lui ad ispirare i suoi illustri predecessori.
La voce roca, ma (quasi) intonata di Dylan, attinge dai temi classici del genere e ne racconta la propria versione, i grandi amori che non tornano come in Forgetful Heart, l’impossibilità di viverne lontano (Life is hard), ma anche una resa invettiva contro i mali del nostro tempo, di fronte i quali non possiamo che ripeterci soltanto It’s all good, e andare avanti.
Un disco immediato, che sembra registrato in presa diretta nel locale in cui si sta esibendo quest’ottima band di bluesmen di mezz’età, con tanta vita da raccontare. Chitarre stanche, un banjo, una fisarmonica e poca gente distratta, nevrotica, con poca voglia di ascoltare.
Un sorriso nascosto da un bicchiere da quei pochi che si sono voluti soffermare, e che sperano di essere lasciati ancora più soli, per godersi meglio il piccolo tesoro che hanno scoperto. Un’ora dopo tutti a casa, con l’animo più leggero per aver sentito cantare, ancora una volta da un vecchio fratello inaspettato, le complicate e dolorose vicende della vita, semplici come questo disco.
