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Dossier Giustizia

Toghe pronte allo sciopero ma lavorano 6 ore al giorno con alti stipendi

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L’inaugurazione dell’anno giudiziario è alle porte (30 gennaio) e la magistratura cerca spazio tra le intricate vicende in materia di riforma della giustizia, per ricordare al governo che la magistratura, pur essendo un organo indipendente, necessita di soluzioni alle problematiche d’amministrazione interne all’apparato giudiziario.

Sono giorni accesi, non solo per temi come processo breve e legittimo impedimento, ma anche per le ultime polemiche sul decreto legge del governo mirato a coprire i numerosi posti vacanti nelle procure italiane, soprattutto in quelle disagiate. Si parla d’"estreme misure di mobilitazione" e l’Anm chiede la sospensione temporale della norma che impedisce agli uditori giudiziari di svolgere incarichi monocratici nelle procure.

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano risponde alle proteste dell’Associazione ricordando "che i magistrati, per dettato costituzionale, sono soggetti alla legge e che, oggi, è legge anche la disciplina sul trasferimento d'ufficio. Agendo in questo modo, appare, invece, che l'unica strada concepita sia quella di una gravissima forma di nonnismo giudiziario e poco importa se a decidere sulla libertà dei cittadini saranno i vincitori di concorso di prima nomina, sui quali il Csm non ha espresso neanche la prima valutazione di professionalità". Parole dure, ma concrete.

I recenti dati provenienti da analisi in ambito europeo e nazionale confermano che il settore della magistratura italiana è il più privilegiato in Europa. Proprio in un documento del Csm, l’organismo di governo autonomo dei giudici, il monte ore di lavoro annuale tocca la media di 6 ore giornaliere su un totale di 260 giorni lavorativi su 365. Il totale, calcolato per eccesso, è pari a 1560 ore di lavoro. Quest’ultima cifra è in controtendenza netta con la media lavorata in Italia tra pubblico e privato di 1800 ore annue. Se poi andiamo a dare uno sguardo alle stime europee, le cose peggiorano nettamente. In materia di fondi, secondo l’ultimo rapporto europeo Cepej (The European Commission for the Efficiency of Justice) solo nel 2006 la spesa per i tribunali, pubblici ministeri e patrocinio per i non abbienti è di 4 miliardi, 88 milioni, 109mila 748 euro, contro i 2 miliardi 938 milioni 492mila euro della Spagna e i 3 miliardi 350 milioni di euro della Francia.

Inoltre, sempre la stessa ricerca europea, indica che la spesa di ciascun individuo per il settore della giustizia è pari a 70 euro: 45 euro per soli tribunali più 25 euro per pubblici ministeri e patrocinio per i non abbienti, contro i 53 euro della Francia dove però la giustizia funziona “allegramente”. Solo negli anni 90 la spesa per la giustizia è aumentata del 140% con un aumento del 15% dei magistrati. Nel 1997 il ministero della giustizia vantava spese finali per oltre 5 miliardi, cifra arrivata a quasi 8 miliardi nel 2008. Anche in ambito di organico non ci possiamo lamentare, tutt’altro: per ogni 100.000 abitanti l’Italia conta 13,7 Giudici, a differenza della Francia (11, 9), la Spagna (10,1), la Gran Bretagna (0,7), la  Danimarca (6,6) e l’Irlanda (3,1).

Riguardo al personale di supporto ai giudici, in Italia ogni magistrato ha 4,2 addetti, più di ogni altro Paese. Arriviamo alle retribuzioni: tra il 2001 e il 2005 la spesa per gli stipendi dei magistrati  è aumentata del 26,2%. Un aumento del 6,3 % nel 2002, del 4,6 % nel 2003, del 5,5% nel 2004 e del 7,6% nel 2005. Per le competenze accessorie, che dovrebbero premiare la produttività, il discorso compete invece tutta la fascia dei magistrati (fannulloni e lavoratori) con un aumento del 16,9%. Gli stipendi annui sono aumentati da 97.090 euro nel 2003 a 107.429 euro nel 2007. Esattamente 10.339 euro in più in quattro anni. Mentre in Germania un magistrato prende 2,1 volte in più rispetto alla media di un lavoratore tedesco, quello italiano prende il 360% dello stipendio medio di un italiano.

Da questi numeri e dagli ultimi fatti di cronaca, si evidenzia che i benefici offerti alla categoria dei magistrati hanno preso il sopravvento e qualsiasi provvedimento di riordino che vada in senso democratico, ma contrario ai benefit, suscita le ire dei beneficiari.

 

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