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Un duetto tra Botta e Daverio

Togliete le chiese dalle mani dei minimalisti

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La Chiesa mecenate d'arte nei secoli, sembra oggi in molti casi aver perso la capacità di trasmettere il senso del Sacro. Ci troviamo di fronte a elementi architettonici come la nuova chiesa di Foligno di Fuksas, sorta di “cubo” di cemento che a tutto fa pensare fuori che ad un edificio di culto e per di più cristiano. Quest'opera potrebbe indifferentemente trovare impiego come semplice centro di aggregazione ricreativo o addirittura centro commerciale e potremmo ragionevolmente pensare che nessuno se ne meraviglierebbe.

In effetti non sembra che vi si possa rintracciare, neppure con fantasia, qualcosa che abbia un vago “senso del divino”. Forse dobbiamo forse interrogarci se nel tempo in cui “gli dèi sono fuggiti” abbia ancora una funzione semantica qualcosa come “il senso del divino”.

In un clima di pensiero minimalizzato, ridotto a sigle e a frasi buttate di getto su qualche blog di internet, senza un costrutto articolato né stratificazione culturale, può darsi che parlare della presenza del sacro nell'architettura suoni persino obsoleto. Nel clima culturale contemporaneo che appare davvero privo di spirito, un illustre maestro dell'architettura come Mario Botta è intervenuto a Milano mercoledi 13 aprile scorso: nella conferenza “Quando il design incontra il sacro”, Botta sostiene che il problema di questa incapacità degli architetti contemporanei di comunicare il senso religioso è da attribuirsi alla committenza.

La Chiesa secondo Botta sembra aver perso la capacità di dialogare con gli artisti e con i designer mettendoli in crisi col porre loro interrogativi, attuando una sorta di maieutica per indurli a esprimere id quo maius cogitari nequit. Citava a tal proposito la sua esperienza con MonsignorBruno Forte che lo stimolato a più riprese a preparare per la Chiesa di San Rocco in San Giovanni Teatino un progetto per qualcosa di più che una semplice bella chiesa. Doveva essere una Chiesa che avesse la capacità di evocare qualcosa di straordinario, come straordinario è il mistero dell' Eucaristia. Sul tetto una grande croce dalla quale cade dentro la Chiesa la luce filtrata in rosso.

Botta nel proprio percorso professionale ha sempre cercato di interpretare il bisogno di spiritualità che nutre l'animo umano; per questo nella sua progettazione ha lavorato a stretto contatto con la propria committenza. Secondo lui si è andata riducendo la “presenza” della committenza nel seguire le fasi di progettazione dei designers. La Chiesa ha ridimensionato il proprio ruolo di grande interprete del fenomeno artistico cessando di fungere da catalizzatore dell' ispirazione creativa del professionista e la perdita di questa capacità di guida e di controllo ha finito per lasciare l 'artista in balìa della propria creatività, divenuta priva di una guida spirituale.

Diverso il parere di Philippe Daverio che nella medesima conferenza milanese ha invece puntato il dito contro la capacità espressiva e semantica dell'arte contemporanea. Secondo il critico il fenomeno artistico contemporaneo ha perso la capacità culturale di esprimere la “complessità”. Daverio attribuisce la crisi dell'architettura ecclesiale ad una incapacità degli artisti di rappresentare la stratificazione culturale dell'uomo scegliendo linguaggi troppo semplici, in linea con la semplificazione culturale dominante.

La Chiesa Cattolica invece ha dimostrato, come nessuna istituzione mai, di saper cogliere lo spirito di ogni tempo, riuscendo a trasferire i propri contenuti nelle forme del presente e dimostrando quindi una capacità unica nella storia di mediazione culturale. Attraverso i secoli la Chiesa ha interpretato sempre in modo nuovo l'orizzonte delle forme di vita dell'uomo.

Mentre la Chiesa ortodossa è sempre rimasta aderente alla propria identità espressiva con forme, colori e linguaggi sempre costanti, “antiquariali”, la Chiesa Cattolica si è fatta interprete del proprio secolo e quindi se l'architettura sacra oggi non parla più al cuore dei fedeli, non possiamo imputare alla Chiesa l'aver perso la capacità di dialogo, bensì agli interlocutori che sono venuti a mancare rispetto alle grandi figure artistiche del passato ricche di capacità espressiva.


 

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2 COMMENTS

  1. Forse è la Chiesa che
    Forse è la Chiesa che dovrebbe cambiare e tornare, con chiarezza, alla propria missione di evangelizzazione.

  2. La chiesa delle origini era
    La chiesa delle origini era semplicità esteriore e grandezza interiore. Senza nulla togliore all’importanza delle forme (vedi brutto cubo) troppo sfarzo distoglie dallo spirito
    Alfredo

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