Rivalutazione?

Toh! Ora per Zingaretti Berlusconi è un “grandissimo leader”

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Se Silvio Berlusconi è sempre vivo e vegeto, la sua creatura politica non gode di buonissima salute, si sa, e sembra pure destinata a un progressivo declino elettorale. Le ragioni sono tante, ma alla fine della fiera lo studio dei flussi e l’inesorabilità dei numeri dicono che una buona parte dell’elettorato che fu chiamato moderato si è affidato alla Lega di Matteo Salvini o si è posizionato sull’astensione.

Intervenendo a L’aria che tira sulla 7 Nicola Zingaretti è partito correttamente da questa riflessione, sottolineando che il polo di centrodestra è una costante della vita politica italiana e che si sta ricostituendo con una connotazione molto più di “destra”. Perfetto: in queste cose si vede ancora la buona scuola del vecchio PCI, sempre attenta a guardare e studiare la società nelle sue dinamiche reali, senza farsi raggirare dallo spontaneismo declamatorio dei dilettanti.

Però c’è subito un però, e fa capolino un’altra caratteristica di quella scuola, un po’ meno commendevole: la furbizia della doppia verità, il machiavellismo cinico del nuovo Principe, il Partito.

A un certo punto Zingaretti inopinatamente qualifica Berlusconi come un “grandissimo leader”. Lì per lì stupisco, ma capisco subito che ero semplicemente fermo ad un altro film: quello di un puttaniere che aveva inventato un partito di plastica prendendo i voti degli ebeti che guardavano le sue televisioni, uno che acquisiva consenso solo grazie ai programmi idioti e agli imbonimenti per semianalfabeti: altro che grandissimo leader! La partita che si giocava allora come ora era Intelligenti vs Ignoranti. Quando Berlusconi rasentava il 40%, questo era il mantra del popolo di sinistra, con l’importante variante del “Cavaliere Nero” anticamera del fascismo, che non guasta mai e si spende sempre discretamente bene. Queste revisioni politico-storiografiche, o più che altro riabilitazioni “a babbo morto”, hanno veramente qualcosa di esilarante.

In poche parole: ora che sta sotto il 10%, il Cav diventa un grandissimo leader, mentre ovviamente l’altro, il Truce, quello che oggi supera il 34%, è uno che intossica con le fake (che hanno sostituito la tv) e ha ereditato pienamente il ruolo di prodromo del fascismo e di Cavaliere Nero in servizio effettivo.

Insomma, l’abbiamo capito: per i comunisti e i loro eredi l’unica destra buona è sempre quella che (politicamente) non se la passa molto bene. Quella viva e vegeta, invece, è sempre una monnezza. 

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