Sogno o son desto

Toti e il bivio (anzi il trivio) dopo il Brancaccio

1
1687

Al teatro Brancaccio Giovanni Toti non è stato un trascinatore ma ha lanciato tre messaggi inequivocabili. Uno: Berlusconi non si discute come riferimento degli ultimi venticinque anni ma nel terzo tempo della Repubblica i suoi seguaci devono “fare senza”. Due: la rifondazione deve preferibilmente comprendere Forza Italia ma non può fermarsi a Forza Italia. Tre: al più tardi a ottobre dovrà esistere una nuova formazione – la più ampia possibile – nella quale la dirigenza, a tutti i livelli, sia scelta dal basso col metodo delle primarie. E questo non perché le primarie in sé siano “la soluzione” ma perché, in mancanza di leader in grado di attrarre dall’alto, è necessario includere procedendo dal basso. Sennò l’area cristiano-liberale, sanamente conservatrice dei cardini della civiltà occidentale, sfrontatamente modernizzatrice e orientata verso la crescita, in Italia si ridurrà a quantité négligeable: il che sarebbe certamente un problema per il centrodestra ma lo sarebbe soprattutto per il Paese, che si priverebbe della prospettiva di un governo equilibrato fondato sul connubio tra sicurezza e libertà.

Fin qui Toti. Le reazioni domestiche lo hanno come avviluppato, a 360 gradi: per una Carfagna che ha approvato il programma, terrorizzata dalla prospettiva – in caso di abbandono del co-coordinatore – di ballare da sola e per di più coi lupi, c’è una Gelmini che ha chiuso sprezzante ogni varco arrogandosi il ruolo del difensore dei sacri confini del partito. In mezzo Berlusconi, paternalista e con atteggiamento di sufficienza. Ci si veda pure cercando refrigerio al Brancaccio – dice il Cav. -, visto il caldo asfissiante della città. Ma secondo lui tutto ciò sarebbe mero esercizio onirico: quisquiglie, pinzillacchere! Per Berlusconi il rinnovamento di Forza Italia è in marcia, con modalità e tempi che non hanno bisogno di spinte e di accelerazioni.

Insomma, il dibattito interno non aiuta: sembra riprodurre in modo caricaturale le dinamiche proprie di tutti gli organismi e le organizzazioni un tempo potenti che non vogliono rassegnarsi a cambiare per davvero.

Se vuole andare avanti Toti deve fare da solo e, in astratto, ha di fronte a sé tre strade.

Se Forza Italia dirà di si alle primarie aperte e accoglierà la prospettiva di una grande costituente, trasformare le truppe del Brancaccio in un grande comitato per il sostegno alla sua candidatura e ad essa collegare quella dei coordinatori a livello regionale e provinciale, per sfidare gli altri partecipanti.

Se Giorgia Meloni dovesse abbandonare la propensione a raccogliere le figurine moderate e aprirà invece alla prospettiva di un grande partito conservatore, si tratterà di predisporre la corrente liberal-cristiana, all’inizio probabilmente minoritaria, di un nuovo partito destinato a sfondare il muro del dieci per cento.

Se nessuna di queste due condizioni dovesse realizzarsi, prima dell’estate dovrà costituirsi un comitato organizzatore delle primarie d’ottobre, che dovrà comprendere quante più espressioni possibili del mondo liberal-conservatore. La sfida in questo caso, piuttosto che a livello nazionale dove la vittoria di Toti sarebbe scontata, si dovrà sviluppare sui territori: città, provincie, regioni. Si tratta di un passaggio stretto, che per essere affrontato avrebbe eventualmente bisogno di una messa a punto delle ragioni ideali-programmatiche che al Brancaccio, comprensibilmente, non è stata neppure affrontata.

Questa terza strada, però, è l’unica che dipende esclusivamente dalla volontà di Toti e dalle sue truppe; che, insomma, non presuppone l’adesione e la disponibilità degli attuali leader di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Vorremmo tanto essere smentiti ma ad oggi la nostra impressione è che sarà questa la via per la quale, inevitabilmente, le truppe del Brancaccio saranno costrette a incamminarsi.

  •  
  •  

1 COMMENT

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here