Totò, Bocchino e la mala-lettera

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Totò, Bocchino e la mala-lettera

27 Aprile 2010

Ma la famosa lettera Bocchino l’ha scritta o non l’ha scritta? In un’intervista che aveva tutto il sapore del concordato rilasciata al Corriere, il vicepresidente dei deputati del Pdl, nonché presidente degli onorevoli finiani, due giorni fa aveva annunciato di dimettersi dalla vicepresidenza del gruppo del Pdl alla Camera. O meglio, aveva annunciato di avere scritto la lettera di dimissioni che avrebbe consegnato a Fabrizio Cicchitto (il “suo” presidente) al più presto, chiedendo anche “un incontro con il coordinatore Denis Verdini e con Silvio Berlusconi” per avere “una discussione politica”. Pronto, poi, il giorno dopo, se necessario, a presentarsi all’assemblea del gruppo, di fronte alla quale si sarebbero potuti eventualmente definire i termini delle sue dimissioni.

Una decisione tanto indispensabile quanto sofferta, quella a cui sarebbe giunto il vicepresidente Bocchino, quindi. Sofferta perché nella vicenda lui che era il meno finiano di tutti e che ha avuto meno di tutti da Gianfranco, ci ha “messo la faccia” e rischia di essere l’unico a perderla davvero. Ma sarà veramente così? E soprattutto: se uno, se è convinto di doversi dimettere, non lo fa e basta?

A momenti la carta dovrebbe finalmente cantare e le sorti di Bocchino dovrebbero non solo essere definite ma definire anche un quadro politico complessivo che, paradossalmente, potrebbe produrre un effetto domino anche su altri vertici del Pdl. Certo, anche in questo caso a pagare il prezzo più alto non sarebbero certo coloro che hanno abbandonato “la casa del padre”. Delle cui scelte Bocchino continua a rimanere sorpreso e a lamentarsi: “La scelta di La Russa – dice ancora al CdS – credo che tolga il sonno a Gianfranco”. È “difficile dire perché Ignazio si sia comportato così: era in una botte di ferro. Poteva continuare ad essere il coordinatore in quota An, e invece…”. Stupisce meno, invece, le scelte di Gasparri “che con Gianfranco aveva già rotto”, mentre Alemanno “che fa il sindaco di Roma, che urgenza aveva di schierarsi?”.

Del resto, per i finiani, spiega, “è impensabile un governo con una maggioranza diversa e parlare di elezioni anticipate” è “un errore politico”. Meglio allora una scelta da separati in casa, in cui certo non ci si vuole tanto bene ma neanche tanto male, e in cui da una parte c’è “la destra di Fini, attenta all’unità nazionale, alla coesione socio-economica, alla sicurezza, alla legalità, simile alle destre europee e occidentali e quindi attenta alle evoluzioni delle società moderne” e dall’altra ci sono Berlusconi e la sua maggioranza alle quali non resta altro che rappresentare una parte politica che nulla ha a che vedere con il presidente della Camera e "la sua destra". Tutto chiaro: tra moglie e marito non ci sarà “nessuna guerriglia, né sabotaggio”, ma, se cominciano  a volare i piatti, "se cominciano le liste di epurazione allora lo scontro sarà inevitabile”. Con chi e con che cosa ancora non è dato di saperlo.

Un programmino niente male per il Pdl. Punto. Anzi, punto e virgola.